Walter Novellino

di Ma. Ma.

Se riuscirà a trasmettere ai suo nuovi allievi anche solo il 30% della rabbia che ha accumulato in 15 mesi lontano dai campi di calcio, il Modena chiuderà il campionato alla grande e Novellino riprenderà un cammino da allenatore vincente, interrottosi dopo la brillante parentesi con la Sampdoria.

Di nuovo in pista La sconfitta casalinga con l’Empoli ha fatto scattare l’esonero di Marcolin e Novellino è tornato in pista; viaggio lampo dopo il primo contatto telefonico, economico raggiunto in cinque minuti, il tempo di una chiacchierata con i collaboratori e via in campo per il primo allenamento, con successiva presentazione alla stampa.

Novellino e il Perugia Va da sé che in tutto questo tempo in cui è rimasto ai margini di uno sport che gli ha regalato grandissime soddisfazioni da calciatore e da tecnico (professione per la quale non sembrava tagliatissimo, smentendo praticamente tutti) Walter Alfredo non è rimasto con le mani in mano: al di là del bernoccolo per gli affari con la sua società immobiliare che ha risentito solo parzialmente della crisi, si è tenuto sempre informato sul suo mondo, andando a vedere partite di ogni serie (anche del campionato di serie D, magari per scoprire qualche giovane da lanciare), ma sopratutto è stato utile al momento giusto per il suo Perugia. Novellino è stato un sorta di garante della società ripartita dopo il fallimento con Damaschi, un consigliere di Battistini, impegnandosi allo stremo per riportare un po’ di serenità dopo l’avvio disastroso in serie D, uomo di equilibrio nei rapporti non sempre facili tra dirigenti che si sono avvicendati in questi anni. Novellino non ha mai pensato di poter prendere il posto di Battistini, che lui stesso aveva contribuito a scegliere assieme a Damaschi ed Arcipreti, ma se la scelta di Camplone non fosse stata felice come si sta  rivelando, non è detto che di fronte ad una pressante richiesta (anche perché la piazza lo ha sempre visto di buon occhio) la sua carriera sarebbe potuta ripartire da Perugia.

Umiltà e voglia di imparare «Ho mandato giù tanti rospi in questi lunghissimi mesi di attesa – dice Novellino -, non che non avessi nulla da fare, ma assistere a promozioni di allenatori che non avevano neppure la metà del mio curriculum mi scocciava tantissimo. Ho considerato tante cose, ma sapevo che il calcio non si sarebbe potuto dimenticare di me, perché dalla mia parte giocano i risultati conseguiti, pur ammettendo che le ultime stagioni non sono state le migliori. Ho meditato su qualche errore fatto, ma ho guardato avanti sempre con dignità e rispetto: ho rispolverato quella umiltà e voglia di imparare che mi ha sempre accompagnato fin da giovane: se il calcio italiano mi avesse chiuso definitivamente le porte, sarei andato all’estero, ed è per questo che negli ultimi due anni ho frequentato dei corsi di inglese».

Entusiasmo Novellino deve ancora accordarsi con i suoi nuovi dirigenti se riuscirà ad avvalersi del supporto di qualche collaboratore, nel qual caso spetterebbe a Giuseppe De Gradi, centrocampista del Perugia degli anni ’80 svolgere le funzioni di vice allenatore. «Sono stato accolto con entusiasmo – sono le prime parole del neo tecnico dei canarini – per fortuna c’è ancora chi ricorda il calciatore e molti di più quelli che conoscono a memoria il mio palmares di allenatore, con le sei promozioni e la serie A con Venezia e Sampdoria».

Domenica al Curi Anche domenica per la gara del Perugia contro il Latina, Novellino era in tribuna al fianco di un altro grande tifoso, Franco Vannini a seguire il Perugia, compiacendosi con «i protagonisti di una partita ben giocata» e con lo stesso Camplone, capace di una rimonta importante. «Aspetto Il Grifo in serie B – commenta il nuovo mister del Modena -. La squadra era già buona in estate e i rinforzi di gennaio hanno accresciuto il potenziale tecnico in difesa e centrocampo, anche se resto dell’avviso che il calciatore che ha maggiori margini di crescita e quindi di salire di categoria sia Moscati». Per la storia e per la cronaca, Novellino puntò su Moscati già due stagioni fa. «Mi bastarono cinque minuti di allenamento per intuire che quel ragazzo avrebbe fatto strada e per questo, visto che a Livorno era chiuso, mi raccomandai a Damaschi ed Arcipreti di non lasciarselo sfuggire».

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