di Mario Mariano
L’Umbria del calcio dilettanti, il calcio dei sentimenti, come amava definirlo l’inviato di Tuttosport Vladimiro Caminiti, torna a guadagnarsi la copertina perché dopo 15 anni si aggiudica il Torneo delle Regioni. Che equivale allo scudetto del calcio professionistico: 2-1 alla Lombardia nella finalissima e già questo basterebbe per dire l’importanza della Coppa che i ragazzi di Luciano Mancini hanno alzato a Matera, ebbri di gioia.
I precedenti L’Umbria aveva trionfato l’ultima volta nel 1997 con Lamberto Burini presidente e Giancarlo Faraglia allenatore. La vittoria precedente risale invece al 1991, allenatore Fioroni, presidente Federico Centrone, quando l’Umbria battè in finale l’Emilia Romagna, in quella squadra militava Federico Giunti, poi ingaggiato nel 1992 dal Perugia),
Il Mancio e Rubeca Una emozione che ha toccato le corde dei sentimenti di un allenatore umile nei comportamenti ma capace di trasmettere grandi valori ai suoi giocatori. Dove non ci è arrivato il “Mancio”, impegnato nelle ultime settimane in Gambia, dove tra pochi giorni tornerà per assumere definitivamente la responsabilità di selezionatore, ci ha pensato la sua ombra, Simone Rubeca, di fatto il vice allenatore della Rappresentativa, grande conoscitore del calcio dilettantistico, che in assenza del titolare ha fatto tutto a puntino. «Forse non eravamo la squadra più forte, ma sicuramente la più compatta», ha commentato il giocatore eroe della finale Michele Kola.
Sotto di una rete Un gruppo solido, ma non solo in campo: si è visto bene che c’era sintonia perfetta con la panchina quando l’Umbria è andata sotto di un goal. La rete di realizzata da Torrisi e il vento che nel primo tempo agevolava la Lombardia, avrebbe potuto compromettere la finale. Ed invece il condottiero Mancini non si è lasciato andare allo sconforto, anzi ha mantenuto quella calma che ha trasmesso alla squadra di non disunirsi; ha invitato i suoi ad inziare a far gioco partendo dalla difesa.
Uno-due di Kola Il fallo da rigore commesso su Russo e la trasformazione di Kola ad una manciata di secondi dall’intervallo ha dato una carica incredibile alla pattuglia umbra. Un secondo rigore trasformato da Kola ad inizio di ripresa ed un superintervento di Marinacci che mandava in angolo il penalty che poteva riaprire i giochi, hanno fatto intravedere al team di Mancini la vittoria finale. Ma per arrivare in fondo c’era bisogno di fare appello al gioco di rimessa, alle ripartenze, che sono state eseguite con velocità, con il desiderio di non subire l’assedio della squadra favorita. Che ha perduto il controllo dei nervi, restando addirittura in nove perchè il piccolo David stava quasi irridendo il possente Golia.
La gioia di Repace Il tribudio finale ha coinvolto anche Luigi Repace, numero uno della Figc umbra: «Era una gioia che mi mancava, quella di vincere un Trofeo tanto prestigioso, ma sento di dedicarla alle Società, ai calciatori che hanno qualità umane straordinarie se si considera anche la loro giovane età. Ho sempre creduto in un uomo vero come Luciano Mancini, che ha saputo trasmettere a tutto lo staff la sua voglia di costruire, di trasmettere valori forti ai ragazzi». Repace non ha nascosto di essersi emozionato come poche altre volte in vita sua: «Le gioie per aver dato al movimento dilettantistico umbro una grande sede ed un impianto sportivo come quello di Prepo sono state grandi, ma le gioie non si misurano. La vittoria del Torneo delle Regioni è altrettanto importante, perché conferma che l’Umbria sa reggere il confronto in fatto di tecnica calcistica e di organizzazione con regioni più ricche e più grandi».

