di Giovanni Baricca

La consegna del testimone è avvenuta domenica. Andrea Camplone sedeva ‘in platea’, mimetizzato tra i giornalisti – tanti, stavolta – che affollavano la sala stampa del Renato Curi. «Chiedo scusa a Cristiano Lucarelli», attacca il presidente. «Parlo a nome mio e di tutta la società, chiedo scusa».

Le scuse di Santopadre L’ormai ex tecnico del Perugia è lontano, è tornato a Livorno. Probabilmente si racconterà, racconterà le proprie verità tra qualche giorno. «Ho sbagliato a chiamare Lucarelli, ero convinto che io e lui condividessimo la stessa idea di calcio. Che lui amasse, in qualche modo, ciò che in fondo amo anche io – dice Santopadre -. Mi assumo tutte le responsabilità di questo errore. Preferisco fare una figuraccia, lo so, la sto facendo, che proseguire un rapporto del genere senza alcuna convinzione. Spero soltanto che la piazza capisca, che non si disunisca proprio ora». Poi aggiunge, il presidente: «L’esonero del tecnico è stato dettato esclusivamente da motivi tattici. Sul piano umano non c’è stato alcun problema». Ragioni (o torti: sarà il tempo a decidere) del patron possono essere sintetizzati così: mentalità. Santopadre vuole un Perugia offensivo, spavaldo. Un Perugia che il numero uno di Pian di Massiano non ha intravisto nei mesi estivi del precampionato.

I motivi dell’esonero Questione di modulo, bisbigliano in sala stampa. Santopadre smentisce. E rilancia: «Progetto-Perugia non è sinonimo di 4-3-3. Piuttosto di mentalità, vincente. Voglio andare in tutti i campi d’Italia con l’idea di vincere, senza paura». «In questi giorni di gestione Lucarelli ho maturato qualche dubbio – continua -. Le mie idee tecnico-tattiche non coincidevano con le sue. Sono un generale che ama stare in testa alle truppe. Sono il primo a prendere le pallottole quando c’è da prenderle e lo faccio anche stavolta. So che questo (il cambio in panchina prima della prima di campionato, ndr) farà male alla piazza e alla società, anche a livello di immagine. Ma devo farlo. Le amichevoli estive servono anche a valutare l’allenatore, mica solo i giocatori. Sono convinto che Lucarelli arriverà ad allenare in serie A, ma… non era adatto al nostro progetto». «Prima di sposare una donna bisogna conviverci», sospira. La metafora regge bene il confronto. Il fidanzamento con il livornese si è spezzato e «sono convinto che stavolta la decisione presa sia quella giusta. Ho sbagliato ad affidargli il mio Perugia».

Il ritorno del pescarese Massimiliano Santopadre chiude così, emblematico: «Spero che ora siano tutti intelligenti, che tutti accolgano il Camplone nel migliore dei modi». Emblematico, appunto, perché il nome del pescarese ha già spezzato la tifoseria – e in parte pure lo spogliatoio: alcuni calciatori hanno chiesto a Santopadre un passo indietro, saputo dell’esonero di Lucarelli – e poi perché molti, addetti ai lavori compresi, faticano a capire: cosa è cambiato da due mesi a questa parte? Perché richiamare un allenatore esonerato in fretta e furia dopo la cocente eliminazione ai playoff? «Ecco, ho sbagliato con Cristiano e ho sbagliato con Andrea (Camplone, ndr). Chiedo scusa anche a lui», ammette cupo Santopadre. L’ho mandato via di istinto, spinto dalla sofferenza patita con il Pisa. Errando, ho dato più importanza a una partita che a quanto di buono fatto vedere in un’intera stagione. Ho tolto ad Andrea una creatura che anche lui aveva contribuito a plasmare. Ho preso male decisioni e ora son qui a fare ciò che andava fatto: un’inversione a ‘U’ per raggiungere l’obiettivo».


Camplone: «Motivazioni forti» «Camplone unica certezza», chioserà più tardi Santopadre. Affermazione che introduce le parole del (di)nuovo tecnico biancorosso. Che i tifosi, circa centocinquanta all’uscita degli spogliatoi, hanno accolto con timidi applausi e pacche di incoraggiamento. «Se mi ha sorpreso più la telefonata che mi ha comunicato l’addio oppure quest’ultima? Intanto, quello di due mesi fa non è stato un vero e proprio esonero (il contratto era scaduto, ndr), piuttosto una non conferma e nel calcio ci può stare. Certo è che adesso sono felice, sono carico a molla», racconta Camplone con un filo di imbarazzo. «Quando Santopadre mi ha chiamato non ho neppure detto ‘buongiorno’, soltanto ‘sì’». «Ho voglia di rimettermi in discussione – continua -, di riscattare e completare quanto interrotto prima dell’estate. Il mio debito con il Perugia e con Perugia? La mancata promozione in serie B». L’obiettivo dichiarato di quest’anno: «Farò di tutto per non commettere gli stessi errori. Penso alla gestione del gruppo e della squadra. Ritrovo un organico molto competitivo, forse più tecnico, e questo è un bene, di quello che avevo a disposizione la scorsa stagione».

Squadra ok, pochi alibi Tecnico e società parlano all’unisono quando descrivono la rosa attuale biancorossa. «Manca solo un terzino sinistro, per offrire alternative a Sini», dice Camplone. E il diesse Roberto Goretti e il presidente Massimiliano Santopadre rincarano: «Questa squadra è stata costruita secondo logiche societarie». Rispondendo indirettamente, ma di fatto, a chi invece attribuisce a Lucarelli la scelta di gran parte degli uomini. Squadra completa, insomma. O giù di lì. «Con quale spirito si va a Nocera – chiede a se stesso Andrea Camplone -? Con quello di chi vuole vincere il campionato. Di sicuro senza alcuna velleità attendista. Ho dato un occhio alla squadra e il centrocampo non mi pare quello adatto ad aspettare le mosse avversarie. Dobbiamo essere aggressivi. Su cosa intendo lavorare fin da subito? Di sicuro sulla fase offensiva. Però ho visto che il Perugia ha subito diversi gol su palla inattiva in queste settimane, ci alleneremo anche per evitare questo».

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