Rodriguez festeggia con la maglia rosa sul traguardo di Assisi (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Da Assisi inizia un altro Giro d’Italia. Sul traguardo in piazza del Comune infatti vince Joaquin Rodriguez su quegli ultimi chilometri che sembravano tagliati su misura per il corridore della Katusha. Lo spagnolo completa la sua giornata perfetta indossando anche la maglia rosa strappata a un Hesjedal che comunque nell’ultimo tratto di gara si è ben difeso. L’obiettivo, anche se siamo solo a metà corsa, è ora quello di portarla a Milano: il Giro potrebbe aver trovato uno dei suoi padroni. A due secondi dallo spagnolo arriva il polacco della Netapp Bartosz mentre terzo è l’italiano Visconti della Movistar. Uran Uran, un altro dei favoriti per il traguardo di tappa, finisce decimo a sei secondi mentre Basso è quindicesimo e Scarponi 17esimo. La classifica generale vede ora dunque al comando Rodriguez con Hesjedal a 17 secondi, Tiralongo a 32″ mentre Basso è sesto a 57″, Scarponi undicesimo a 1’11” e Cunego quindicesimo a 1’37”.

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La tappa La decima tappa è stata segnata dalla fuga dalla distanza degli avventurieri di giornata: all’undicesimo chilometro infatti Bonnafond, Minguez Ayala, Failli, Brandle, Clement e Keizer salutano e tentato l’impresa. Il gruppo, entrato in Umbria, li tiene a distanza di sicurezza concedendo al massimo poco più di quattro minuti. La corsa però, come preventivabile, si decide negli ultimi chilometri quando i treni delle squadre di testa, in primis Liquigas, Sky e la Garmin della maglia rosa, iniziano a imporre un’andatura forsennata per conquistare le posizioni di testa prima dell’arrivo a Rivotorto e al muro di San Damiano dove la strada si fa strettissima. Il plotone viaggia a oltre 60 all’ora e così i fuggitivi vengono risucchiati metro dopo metro. Quando mancano otto chilometri all’arrivo, il gruppo ricuce lo strappo e ora si fa davvero sul serio. Sull’impegnativo strappo di San Damiano (punte al 15%) ci prova prima Colbrelli, poi Slagter due volte ma Scarponi dietro non lo lascia andare e selezione vera lì dietro non si fa. Tatticamente, corsa bloccata. Un allungano lo tentano anche Uran e Gadret ma senza successo.

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Rodriguez: era importante vincere Una volta ripresi e passata la Basilica Inferiore Rodriguez, complice il lavoro fondamentale e ben studiato a tavolino svolto da un compagno di squadra dello spagnolo, è alla ruota di Slagter: ai duecento metri dalla fine l’allungo decisivo. Non ce n’è per nessuno, lo spagnolo è troppo forte e la tappa disegnata per lui come un vestito su misura è sua. Il Giro ad Assisi svolta. Con ancora sulle guance il bacio delle miss in sala stampa arriva un Rodriguez felice quanto guardingo: «Cosa cambia ora? Cambia – dice – che ho la maglia rosa e ora sono più tranquillo. Questa mattina parlavo con il mio compagno di stanza ed eravamo tranquilli e rilassati. Una tappa come quella di oggi era importante vincerla e la squadra ha fatto un lavoro impressionante». Durante la corsa lo spagnolo non ha avuto modo di ammirare la bellezza della città, dal traguardo in poi sì: «E’ una città bellissima – dice Rodriguez – queste stradine e questi monumenti sono stupendi».

La buona occasione In vista della seconda metà di Giro il vincitore di tappa dice che lui e la squadra «lavoreranno per tenere la maglia» ma senza comunque mettere troppo sotto pressione il team. «Spero di essere protagonista fino a Milano – spiega – quest’anno mi ero posto alcuni obiettivi e li ho raggiunti. Mi sento sicuro, faremo un buon Giro». Una corsa che si deciderà nelle tappe di montagna dove le lunghe salite sembrano non spaventare il nuovo leader della classifica: «Stelvio e Mortirolo – dice – sono salite dure e lunghe ma faremo bene. Noi proveremo a essere lì con squadre come Liquigas e Lampre che in quelle situazioni faranno la differenza». A 33 anni suonati, potrebbe essere questa la buona occasione per Rodriguez di mettere la firma su una corsa prestigiosa. Molto dipenderà da quanto la squadra riuscirà ad aiutarlo: «Arrivare alla Katusha – conslude in sala stampa lo spagnolo – è stata la scelta migliore che ho fatto da quando sono diventato professionista».

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