Scompare una delle società più titolate d'Italia

di Daniele Bovi

«C’è un passato, c’è un presente e c’è un futuro. E chi pensa che per salvare la Sirio sarebbero bastati 200 mila euro vive in un altro mondo». Così l’assessore allo Sport del Comune di Perugia, Ilio Liberati, commenta con Umbria24.it la scomparsa dalla pallavolo professionistica della Sirio Despar in una giornata che, oltre alle prese di posizione indignate della politica, ha fatto registrare la rinuncia all’iscrizione anche della seconda squadra della regione, la Polisportiva San Mariano quest’anno promossa in A2.

Liberati: abbiamo lavorato al salvataggio Liberati respinge innanzitutto l’accusa di scarso interesse verso le sorti della Sirio Despar lanciate in una dura lettera dal presidente Alfonso Orabona in direzione delle istituzioni: «Disperdere il nome della Sirio è sicuramente un peccato. Sono naturalmente dispiaciuto – dice – perché al salvataggio della Sirio ci abbiamo lavorato ma le condizioni, passate e presenti, erano complicatissime». In particolare Liberati spiega come nelle ultime settimane «abbiamo provato insieme ad un gruppo di imprenditori come, ad esempio, Giovanni Ferretti, a mettere in campo una sinergia tra associazioni insieme anche alla Polisportiva San Mariano». Tutto evidentemente inutile: «Purtroppo non ci siamo riusciti. Avevamo pensato di aprire una collaborazione tra una Sirio rinnovata e San Mariano ma non ci siamo riusciti».

Cifre improponibili Le cifre che sarebbero servite a rimettere in moto la macchina, probabilmente tra 800 mila e un milione di euro, Liberati le giudica «improponibili: ricordiamoci che siamo in una condizione di grave crisi». Rimosse le macerie, il futuro parlerà la lingua del settore giovanile: «Negli ultimi tre mesi – prosegue Liberati – mi sono molto impegnato per garantirne il futuro ed è chiaro che, ora, si dovrà lavorare per consolidare questo settore giovanile che vanta oltre cento atlete. Tra l’altro, se non sbaglio, il marchio Sirio appartiene al settore giovanile».

Ronconi: simbolo della crisi della regione La fine ingloriosa della società di Orabona è interpretata poi dal mondo politico umbro come simbolo di una crisi generale della regione: «La fine della storia agonistica della Sirio Pallavolo – commenta infatti il consigliere provinciale dell’Udc Maurizio Ronconi – è il segno emblematico della decadenza di tutta una regione». Quella Sirio che «sconta una difficilissima stagione – prosegue – in cui le aziende della regione soffrono drammatiche vicende finanziarie ma evidenzia anche quanto sia anomalo che non si sia riusciti in tutta la regione a reperire poche decine di migliaia di euro per garantirne la sopravvivenza». Poche decine in realtà non sarebbero bastate, ma tant’è.

Brutti: fine disonorevole «Lo dico chiaramente – spiega invece il consigliere regionale dell’Idv Paolo Brutti -: possiamo fare tutte le commissioni antidroga, i forum e i tavoli per la sicurezza, ma fino a quando non salvaguarderemo società gloriose come la Sirio Pallavolo da una fine così disonorevole, vorrà dire che avremo fallito il nostro compito».  «Uscire di scena perché il tessuto imprenditoriale non sia riuscito a reperire 200 mila euro a sostegno della squadra più vittoriosa della storia dello sport umbro lascia senza parole. Un capitale del genere ha effetti importanti su tutto il tessuto sociale, e’ un ‘pieno’ da contrapporre ai tanti ‘vuoti’ che originano il degrado cittadino e quello delle nuove generazioni».

E San Mariano riparte dalla B Una storia di tentativi andati a vuoto è anche quella della Polisportiva San Mariano che, come spiega la presidente della società Catia Loletto, «dal giorno successivo alla promozione in A2 di tentativi, sia personalmente o indirettamente, ne abbiamo fatti tanti per cercare di ottenere quanto era necessario per affrontare questa nuova avventura, ma oltre ad un impegno maggiore da parte dei nostri principali sponsor, nulla è più arrivato, se non qualche promessa più o meno credibile». In compenso, almeno San Mariano non sparirà e ripartirà dalla serie B «rimboccandosi le maniche».

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