di Ivano Porfiri
Uno stadio all’avanguardia europea con 25 mila posti coperti. Ma soprattutto la rigenerazione di una parte importante della città come Pian di Massiano, che diventa il polo dello sport e del benessere di Perugia. Non è solo un’idea, ma un progetto preliminare, presentato al Coni sottoforma di tesi di master da un architetto perugino, Giovanni Pulcioni, che ora attraverso Umbria24 lo mette a disposizione di città e società. «Nel momento in cui si parla di Nuovo Curi – dice – può essere una base intorno a cui riunire i vari soggetti interessati (Ac Perugia, Università, Comune, Imprese, Regione, privati) in modo da avviare un confronto che possa definirsi in una Conferenza di servizi ad hoc e successivamente in un Concorso internazionale».
Stadio da buttare giù Pulcioni, che negli anni si è specializzato nella progettazione di edifici di grandi dimensioni, come teatri o impianti sportivi, maturando esperienze in Spagna e in Cina, nel 2014/2015 ha conseguito il master in ‘Progettazione degli impianti sportivi’ organizzato da Coni e La Sapienza. In quell’occasione ha lavorato sul progetto del Nuovo Curi. «Ho avuto anche qualche interlocuzione con la società del Perugia ma, al tempo, non è stata approfondita», spiega. Ora potrebbe essere il momento giusto. «Con due premesse fondamentali però: non si può partire dall’esistente, uno stadio costruito per essere provvisorio, con materiali ormai usurati, grandezze dei gradoni incompatibili con un impianto moderno; e con un approccio che non guardi solo allo stadio ma rivitalizzi un “buco nero” urbano, che oggi funziona solo ogni 15 giorni, portando lì funzioni e attività tutti i giorni e a tutte le ore e con flussi di accesso indipendenti e perciò compatibili anche negli stessi intervalli temporali».
Modello Twente Il progetto di Pulcioni è maturato studiando l’esperienza del Twente, in Olanda. «Una realtà paragonabile con Perugia, che aveva un impianto vecchio e tassi di riempimento bassissimi. Come fatto là, il mio progetto viene realizzato per step successivi, con la possibilità di coprire i costi progressivamente». Quello della spesa per costruire l’impianto è, infatti, uno dei grandi problemi. Più volte è stato detto che andare oltre i 15 milioni non è realistico se si vuole rientrare dell’investimento. «Io non credo sia così – afferma Pulcioni – se si coinvolgono più realtà e si punta a un impianto che porti davvero Perugia all’avanguardia, può auto finanziarsi con una logica simile al project financing in cui uno step paga quello successivo».
Auto finanziamento Nel Curi di Pulcioni, infatti, che complessivamente richiede un investimento tra i 40 e i 50 milioni di euro, le spese verrebbero coperte dallo sfruttamento di un’area commerciale da 11 mila metri quadri, 1.700 di servizi, 400 di ristorazione, dalla società attraverso un mutuo del credito sportivo, dalla concessione per un centro medico-sportivo e dall’università per l’insediamento della Facoltà di Scienze motorie investendo le risorse già previste per il rifacimento nell’area della Pallotta. «Farla lì rende la città slegata – secondo Pulcioni – . Il nuovo complesso va invece a creare delle sinergie tra vari i soggetti secondo la logica di un macro-incubatore scientifico, culturale ed
I principi Scendendo nel dettaglio del progetto, Pulcioni mantiene la logica dell’impianto all’inglese, senza anelli. «Comfort e modernità – chiarisce – ma specie la curva Nord avrà la fisionomia di quella attuale». Fondamentali sono, però, le quattro torri stile Marassi, dove vengono collocati servizi. Per aggirare la normativa sulla zona di pre-filtraggio, eliminando le inferriate, l’architetto ha studiato un basamento che incanala i tifosi verso un piano rialzato dove si trovano i tornelli di accesso ai vari settori.
Step uno: la gradinata e la Nord La prima fase, dal costo di 15-20 milioni, prevede il rifacimento dell’attuale gradinata. Qui, nel basamento, viene posto il centro commerciale da 11 mila metri quadri aperto sette giorni su sette. Nella parte alta gli sky box (allo Juventus stadium l’area corporate garantisce il 50 per cento circa degli incassi). Si edificano le due torri: in quella tra gradinata e curva Sud trovano spazio ristoranti e bar con vista sul campo, in quella che confina con la Nord la facoltà di Scienze motorie con aule, palestre e laboratori. Viene eliminato lo spazio tra curva e antistadio con un basamento che connette le due zone. In zona antistadio sorge il centro medico-sportivo, da assegnare in concessione.
Step due: la tribuna La seconda fase, sempre da 15-20 milioni, prevede la costruzione della torre tra curva Nord e tribuna (ma potrebbe anche far parte della prima fase se le risorse lo permettessero), dove trova posto la sede della società con servizi e foresteria per gli atleti. Costruzione anche della torre sud-ovest dove viene insediato un hotel. La tribuna guarda la zona del Percorso verde attraverso una grande vetrata di forma sinuosa e alloggia ristoranti e zone di benvenuto per vip e autorità, oltre alla fila di sky box e l’area stampa.
Step tre: settore ospiti e piscina L’ultimo step vede il completamento dell’impianto con la curva Sud. Nel basamento viene realizzata, con risorse pubbliche o di un privato che vuole investire, la prima piscina olimpionica della città, anche questa aperta sette giorni su sette. Realizzato anche il parcheggio ospiti nella pioppeta, dall’altra parte di via Cortonese, come già previsto, e il sovrappasso per il collegamento con lo stadio attraverso un ingresso totalmente indipendente.
Una visione sul futuro «Ovvio – commenta Pulcioni – non mi nascondo le difficoltà, anche burocratiche, di realizzare un progetto come questo. Andrebbe modificato il Piano regolatore e indetta una Conferenza dei servizi. Però per Ikea a Collestrada si sta facendo, andando a toccare un punto particolarmente sensibile con un aggravio sul traffico. Il mio progetto è pensato in modo sostenibile a livello economico ed urbanistico, lo stadio di Cagliari è il risultato di 2 anni di lavoro e già sono alla fase esecutiva. Qui si andrebbe a recuperare una parte di città, a completare il grande progetto di Pian di Massiano avviato negli anni ’80 dal sindaco Baglioni. Una visione, oltre allo stadio, che proietterebbe Perugia nel futuro».
