Bettega in Italia-Argentina dei Mondiali del '78

Prosegue il percorso di avvicinamento di Umbria24 ai Campionati mondiali di calcio, che partiranno il 12 giugno. Vivremo il countdown con 11 puntate dello speciale ‘Aspettando Brasile 2014′: un percorso tra storia, aneddoti, curiosità con la speranza che sia di buon auspicio per gli Azzurri

ASPETTANDO BRASILE 2014: TUTTE LE PUNTATE

BRASILE 2014: CALENDARIO COMPLETO

ITALIA-LUSSEMBURGO A PERUGIA: INFO SUI BIGLIETTI

di Leo Forleo

Che il nostro girone della prima fase a gruppi ai Mondiali di Brasile 2014 sia il classico Girone di Ferro è ormai assodato e condiviso dalla maggior parte di tecnici e giornalisti di tutto il mondo. Del resto, basti pensare che tre delle quattro squadre che lo compongono (Uruguay, Inghilterra e, appunto, Italia) risultano vincitrici di passate edizioni dei Mondiali per la bellezza, in totale, di 7, e ripeto 7, Titoli: 4 per gli Azzurri (1934-38-82, 2006), 2 per la Celeste (1930 e quello famigerato in casa del Brasile del 1950) ed il Titolo vinto dagli Inglesi nel mondiale di casa del 1966. E’ molto difficile, se non impossibile, trovare un precedente del genere nelle passate edizioni dei Mondiali. Di conseguenza, ci apprestiamo a vivere, almeno nelle aspettative, sfide difficili, emozionanti ed equilibrate (spero non siano le “ultime parole famose”…) e solo due tra queste tre squadre accederanno agli Ottavi di Finale, dando per scontato che il Costarica (quarta formazione del gruppo D) sia spacciato in partenza.

Gli Azzurri andranno ad incontrare, nell’ordine, prima l’Inghilterra (il 14 giugno nello stadio di Manaus in Amazzonia), poi il Costarica (il 20 giugno a Recife, nell’Arena Pernambuco) ed infine l’Uruguay (il 24 giugno a Natal, Estadio Das Dunas): è chiaro che, dovendo l’Uruguay esordire contro il Costarica, la nostra sfida con gli inglesi, allenati dalla vecchia conoscenza Roy Hodgson, è di fondamentale importanza e sarà, immagino, una battaglia. Non solo per il valore dei nostri avversari e per le insidie che comunque si celano dietro un esordio, ma anche per quelle che temiamo potranno essere le condizioni atmosferiche: giocare in Amazzonia alle 6 del pomeriggio potrebbe voler dire avere a che fare con un’umidità insopportabile.

Sinceramente, il giorno del sorteggio, a parte il disappunto di vedere la Francia (qualificata agli spareggi) essere inserita in un girone francamente non impossibile (Svizzera, Ecuador e Honduras) anziché trovarsi, come era logico, al posto dell’Italia nel girone più difficile, non mi sono spaventato dell’accoppiamento che la sorte e la manina vendicativa di Zidane ci avevano riservato. Del resto, il precedente di Sudafrica 2010 è abbastanza eloquente: mai nella storia dei Mondiali di Calcio avevamo affrontato un girone così “facile” come quello dell’ultimo Mondiale eppure, incredibilmente ma meritatamente, fummo eliminati. Quello che brucia di più dell’esperienza Sudafricana è che eravamo i temuti Campioni in carica, guidati in panchina da un CT che tutti ci invidiavano (Marcello Lippi) ma, dopo i deludenti pareggi con Paraguay e soprattutto Nuova Zelanda, fu la non certo irresistibile Slovacchia a batterci e decretare la nostra clamorosa eliminazione.

Oppure, come non ricordare il girone eliminatorio di Spagna ’82, quando rischiammo di essere eliminati dal Camerun (non certo la bella squadra di Italia ’90), qualificandoci (a parità di punti e differenza reti con gli africani) per un misero golletto in più segnato.

Ma forse il massimo lo raggiungemmo a USA ’94 quando terminammo il girone a 4 punti (dopo una sconfitta, una vittoria ed un pareggio), stesso punteggio e stessa differenza reti di tutte le altre, non certo fortissime, avversarie come Irlanda, Norvegia e Messico, qualificandoci, per il rotto della cuffia, come “terza” per il conteggio dei goal realizzati. Per questi e per altri precedenti, quindi, il sorteggio del girone di Brasile’14 non mi ha spaventato più di tanto.

A memoria, il girone eliminatorio più difficile che abbiamo affrontato nei precedenti Campionati del Mondo è, probabilmente, quello del controverso Mondiale di Argentina’78. Infatti, le nostre avversarie rispondevano ai nomi di Francia, Ungheria e proprio i padroni di casa dell’Argentina, favoritissimi per diventare, per la prima volta, i Campioni. Ed è stato, per gli Azzurri, il girone eliminatorio più bello ed emozionante di sempre.

Quei Mondiali di Calcio del 1978 sono tristemente noti perché svolti durante la sanguinaria dittatura della Giunta Militare. Il Mondiale fu preso a pretesto dal regime di allora per fare mera propaganda e nascondere i crimini di quegli anni. Addirittura, fu pianificata a tavolino la vittoria della Nazionale di casa (vittoria che poi, in un modo o nell’altro, ci fu) per distrarre il popolo argentino e l’opinione pubblica internazionale da quello che invece stava accadendo, per mostrare agli occhi del mondo intero la grandezza del Paese Sudamericano e per celebrare il generale Videla che aveva fortissimamente voluto l’organizzazione di quei Campionati e la vittoria finale.

Gli Azzurri fanno il loro esordio il 2 giugno di quel 1978 a Mar del Plata incrociando la Francia del fuoriclasse Michel Platini che é al suo primo Mondiale: quella francese è una squadra molto forte, embrione di quella Nazionale che arriverà in semifinale 4 anni dopo e vincerà l’Europeo del 1984. Per noi l’inizio è da incubo: dopo 40 secondi (!) siamo già sotto per 1 a 0. Ma la Nazionale di Bearzot avrebbe stupito tutti e, giocando una splendida partita, prima pareggia con Paolo Rossi e poi va in vantaggio con un bel tiro di Zaccarelli. Il 2 a 1 è anche il risultato finale. La seconda partita si disputa il 6 giugno, nello stesso stadio dell’esordio, contro l’Ungheria. Quella magiara non è certo la squadra leggendaria degli anni Cinquanta ma è ancora in grado di giocare un buon calcio interpretato da giocatori talentuosi: ma gli Azzurri giocano alla grande e dopo un’ora di gioco sono in vantaggio 3 a 0 per i gol di Rossi, Bettega e Benetti. Il risultato finale è 3-1 e, con 2 vittorie su 2 partite, siamo già qualificati al girone di semifinale. L’incontro finale coi padroni di casa è decisivo solo per stabilire chi sarà il primo del girone (questione non da poco perché così si evitava il Brasile): tutti si aspettano la vittoria dei biancocelesti ma, nella partita di Buenos Aires, gli Azzurri di Bearzot compiono il capolavoro. E’ il 10 giugno quando nell’Estadio Monumental del River Plate, davanti ai soliti 80mila argentini in delirio, scendiamo in campo contro Passarella e compagni. L’Argentina non ci fa paura. E’ una partita tosta ma ribattiamo colpo su colpo e, a metà del secondo tempo, una splendida triangolazione Bettega-Rossi-Bettega mette lo juventino di fronte al portiere Fillol ed in grado di battere a rete: è gol! E’ goool! Bellissimo. Resistiamo con tutte le nostre forze alla veemente reazione dei padroni di casa e portiamo a casa una vittoria storica. Il Girone ci vede trionfare con 3 vittorie su 3 partite: risultato strepitoso ripetuto solo nel mondiale casalingo di Italia’90.

Ricordo molto bene quella partita perché la considero per me, allora bambino di 7 anni, l’inizio della mia grande passione per il calcio. Quella sfida memorabile fu giocata alle 19 (ora locale) che corrispondevano alla mezzanotte italiana: ricordo ancora quando, per me a notte fonda, saltando sul divano al gol di Bettega svegliai il mio papà, che si era inevitabilmente appisolato, gridando gool… gool… . Quella “notte argentina” non l’avrei mai dimenticata: da allora, tante volte i miei genitori mi avrebbero raccontato di quell’altra notte storica, quella dell’Azteca, quando l’Italia battendo 4-3 i tedeschi nella leggendaria semifinale di Messico’70, approdava in Finale facendo impazzire tutti gli italiani che, per la prima volta, scesero nelle piazze di tutt’Italia per festeggiare quello storico traguardo raggiunto in modo così emozionante. Io ho sempre ascoltato con attenzione ed emozione ma, dentro di me, ho sempre saputo che la notte dell’Azteca non l’avevo persa ma l’avevo vissuta, eccome, in quell’indimenticabile 10 Giugno del 1978 quando i futuri “figli di Bearzot” ci regalarono quel piccolo grande trionfo.

La Nazionale Argentina, come detto prima, era comunque “destinata” alla vittoria finale: nel girone di semifinale, famigerata è la partita decisiva che i padroni di casa disputarono contro il Perù. Per assicurarsi l’ingresso in Finale, i biancocelesti dovevano vincere con almeno 4 gol di scarto e riuscirono a vincere per 6 a 0 (!!), complice la non impeccabile prestazione del portiere peruviano Quiroga (che non era affatto peruviano ma bensì proprio argentino, addirittura di Rosario, dove si giocò quel chiacchieratissimo incontro). L’Argentina approdava così in Finale dove avrebbe incontrato i temuti Olandesi ma avrebbe fatto sua la Finale, con un emozionante epilogo ai tempi Supplementari. Ma questa è un’altra storia.

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