di Chiara Fabrizi
In Umbria i cantieri della ricostruzione privata hanno superato quota 3 mila e a mettere il turbo nell’ultimo anno, questa la vera novità, è finalmente stata anche la ricostruzione pesante, cioè quella relativa ai danni più gravi subiti da case e imprese, fin qui rimasta indietro in favore della leggera, vale a dire quella di riparazione delle lesioni lievi.
Degli oltre 3 mila cantieri aperti in Umbria, poi, quasi due terzi, precisamente 1.850, sono stati conclusi e questo ha permesso, da un lato, di far rientrare nella propria abitazione 550 famiglie e, dall’altro, di alleggerire di molto l’impegno economico dello Stato che dall’autunno 2016 versa mensilmente il contributo di autonoma sistemazione agli sfollati che non hanno beneficiato della casetta: al 5 luglio scorso in Umbria erano 1.190 le famiglie ancora sostenute.
Questi probabilmente i numeri più positivi che emergono dal report sullo stato dell’arte della ricostruzione post sisma in Umbria presentato mercoledì mattina dal commissario Guido Castelli affiancato dalla sottosegretaria al ministero dell’Economia e delle Finanze, Lucia Albano, e dai rappresentanti delle quattro regioni coinvolte, tra cui la presidente Donatella Tesei.
Ma come hanno evidenziato tutti, la strada è ancora lunga e ci sono dei tratti su cui l’attenzione deve essere tenuta ancora molto alta. Il principale è sicuramente la ricostruzione pubblica, che in Umbria è attesa sulla quasi totalità delle 471 tra scuole, ospedali, edifici comunali o di altri enti e caserme. Su di loro pendono 717,1 milioni di finanziamenti, la stragrande maggioranza dei quali deve ancora trasformarsi in cantieri. Castelli ha definito la ricostruzione pubblica «la vera bestia nera, anche se – ha detto – ormai ha preso il via». Il buio pesto è in effetti stato squarciato, ma si tratta ancora di spiragli di luce.
Sì, perché lo stato di avanzamento in Umbria, ma la situazione è analoga anche nelle altre tre regioni, segnala che per quasi la metà di queste opere, ovvero il 49 per cento, è in corso la progettazione, mentre all’incirca un intervento su cinque, vale a dire il 21 per cento, ha ottenuto tutte le autorizzazioni del caso. Poco inferiore il livello di cantieri pubblici aperti, che si attesta al 18 per cento, mentre sono appena il 7 per cento i lavori di ricostruzione pubblica conclusi. Chiude il cerchio quel 4 per cento di opere ancora al palo e l’1 per cento per le quali è stata disposta la revoca dei finanziamenti.
Tornando alla ricostruzione privata, invece, il report presentato da Castelli segnala che le domande per la ricostruzione leggera sono state 3.006 di cui 2.216 approvate per un importo complessivo di 402 milioni di euro di cui 217 milioni erogati. Una partita, questa, che ha consentito di aprire 2.165 cantieri di cui 1.680 conclusi.
Ma la vera novità è rappresentata dall’agognata accelerazione della ricostruzione pesante: su questo fronte si contano 1.824 richieste di contributo di cui 1.008 approvate per un importo complessivo che cuba quasi 1,3 miliardi di euro di cui 709 milioni sono stati concessi e 326 liquidati. Per la riparazione dei danni lievi, poi, si è superata la soglia dei mille cantieri aperti, di cui quelli conclusi però sono 173 semplicemente perché più complessi e comunque partiti di fatto nell’ultimo anno. Vale la pena in questo senso indicare che in Umbria il contributo medio riconosciuto per la riparazione di danni lievi è di 130.207 euro, mentre per quelli gravi si attesta a 703.541 euro.
La fotografia ha spinto Castelli a parlare, prima, di «un cambio di passo netto anche per la ricostruzione pubblica», e, poi, a evidenziare l’impatto del cosiddetto Pnrr sisma: “Next Appennino vale quasi 1,8 miliardi per il Centro Italia terremotato e ci permetterà – ha detto – di agganciare la modernità in aree interne che così hanno una grande chance di innovazione». In questo senso, la sottosegretaria Albano ha anche sottolineato «che lo sviluppo delle aree interne che si sta sperimentando con Next Appennino ambisce a rappresentare un modello anche per altre aree interne o svantaggiate del paese». A dire che «c’è molta soddisfazione per i risultati, ma va proseguite l’opera di velocizzazione col massimo impegno» è stata Tesei, secondo cui l’obiettivo resta «assicurare alle comunità il 100 per cento di vivibilità in questi territori, mantenendo servizi e trattenendo aziende».
