Il campo allestito per i primi soccorsi ad Arquata-©Fabrizio Troccoli

di Chiara Fabrizi

A sette anni dal terremoto più drammatico, quello di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, in cui hanno perso la vita 299 persone, in Umbria risultano conclusi 1.551 cantieri di ricostruzione privata, quindi per case e imprese, a fronte dei 2.822 avviati. Emerge dall’ultimo aggiornato fornito dalla struttura commissariale post sisma secondo cui in Umbria sono salite a 4.536 le richieste di contributo per la ricostruzione privata presentate da cittadini e imprese per un importo complessivo richiesto allo Stato di 1,47 miliardi.

Ricostruzione, conclusi 1.500 cantieri Tuttavia, le pratiche autorizzate risultano sono tuttora meno di 3 mila, precisamente 2.858, per un valore economico concesso dalla struttura commissariale e dai Comuni di 798,8 milioni di euro di cui la metà liquidato. Risale al maggio scorso, ma verosimilmente è pressoché invariata, il bilancio delle misure di assistenza abitativa tuttora erogate dallo Stato alle famiglie che hanno dovuto lasciare la propria abitazione a seguito dei danni provocati dal sisma e ancora non vi hanno fatto rientro: in Umbria tre mesi fa risultavano assistiti circa 1.700 nuclei familiari di cui la stragrande maggioranza, ovvero 1.023, beneficiano del contributo di autonoma sistemazione (cas), che viene erogato a chi ha trovato un’abitazione alternativa senza richiedere la soluzione abitazione d’emergenza (sae), cioè la casetta, che in Umbria è stata riconosciuta a 654 famiglie.

Il messaggio di Castelli «A chi ha perso la vita e ai loro cari dobbiamo, oltre al doveroso e commosso omaggio, la preservazione del ricordo e della memoria, la ricostruzione di questi luoghi e la creazione delle condizioni che consentano all’Appennino centrale non solo di tornare alla normalità, ma di poter crescere attraverso un modello di sviluppo trainato dai principi di sicurezza e sostenibilità», ha detto il commissario Guido Castelli, evidenziando che «moltissimo resta ancora da fare» e «in questi anni abbiamo registrato troppe false partenze e alcune gravi criticità esterne che hanno ritardato la ricostruzione: la pandemia, l’inflazione con la conseguente esplosione dei costi delle materie prime e, non ultima, la scelta di molte imprese di abbandonare l’area del sisma per occuparsi altrove del 110 per cento. Tutto ciò non può costituire una giustificazione rispetto ai pesanti ritardi accumulati ma deve, semmai, essere un elemento di consapevolezza e di sprone nel cimentarci in un’opera di tali dimensioni. Sta a noi realizzarla – conclude il Commissario – per chi c’era, per chi è rimasto e per chi tornerà».

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