di Mar. Ros.
«Spero che questo confronto possa essere fonte di ispirazione e occasione di chiarezza tra le varie posizioni politiche in vista delle elezioni del 4 marzo». Questo il messaggio lanciato da Antonio Alunni, presidente di Confindustria Umbria che a Terni ha ospitato i quattro candidati ritenuti dalla stessa associazione i più rappresentativi del territorio, nell’ordine di sistemazione al tavolo, da sinistra a destra, Tiziana Ciprini del M5s, Cesare Damiano del Pd, Raffaele Nevi di Fi e Antonio Iannoni di LeU. A imbeccare i candidati, senza limiti di tempo alle risposte, il direttore del Corriere dell’Umbria Franco Bechis, che ha fatto riferimento al documento presentato proprio da Confindustria durante la giornata del 16 febbraio delle Assise di Verona ‘La visione e la proposta’.
Avete intenzione di ripartire da zero su Jobs act e riforme?
Tiziana Ciprini del M5s «Per gli imprenditori il Jobs act ha reso facilmente licenziabili i lavoratori e noi rispetto a questo sempre molto critici, perché soprattutto comporta problematiche di natura sociale. Pensiamo piuttosto ad una misura di Flex security con l’introduzione del reddito di cittadinanza che renda le imprese più competitive e fornisca più garanzie a favore dei lavoratori, implicando anche una ricerca attiva del lavoro. Noi il Job act lo aboliamo
Cesare Damiano del Pd «Io il jobs act l’ho votato con Bersani e Speranza, abbiamo apportato 37 emendamenti al testo che voleva proporre Renzi. Io sono sempre della scuola Pd per cui è opportuno fare leggi a partire dalla copertura finanziaria. Quando ero ministro del lavoro con Prodi abbiamo ridotto il costo del lavoro per tutta la platea dei lavoratori a tempo indeterminato, un vantaggio di 5 miliardi strutturali all’anno per le imprese. Il cuneo fiscale più basso. Il Pd oggi propone di superare la struttura degli incentivi a guglia, molto alti nel 2015, tagliati del 60% nel 2016 poi definitivamente scomparsi; abbassare i contributi previdenziali dal 33 al 29%, un punto all’anno stabilizzandolo per sempre al 29 fiscalizzando i 4 punti. Dobbiamo ricreare la convenienza per i datori di lavoro di assumere a tempo indeterminato perché costa meno delle assunzioni flessibili. Quindi non ripartiamo da zero ma possiamo ottimizzare».
Raffaele Nevi di Fi «Ripartire da zero sul Jobs act no, noi non siamo per demolire ma rivedere tutte le riforme, liberando le imprese da 500 milioni di vincoli.Nessun imprenditore è contento di poter licenziare, per tutti l’obiettivo è rimettere in moto l’economia, io do un peso salvifico a quelle misure in grado di liberare l’Italia, consentire alle imprese di investire e attrarre investimenti esteri. Dobbiamo andare oltre il modello Biagi.
Antonio Iannoni di LeU «La nostra posizione sul Jobs act è stata attentamente presa in considerazione e si è deciso unanimemente di ripartire da zero perché ha rese precarie alcune posizioni che potevano non esserlo; ritengo che licenziare sia una forma di non protezione, soprattutto perché non tutti hanno la possibilità di rimettersi in gioco. Quindi diciamo no al Job act ma sì a Industria 4.0 o alla riforma della scuola e dell’Università. A questo proposito vorrei sottolineare come l’abolizione delle tasse per studiare negli atenei non è solo una provocazione, ma una sfida. Per crescere, cultura e istruzione non possono essere élitarie, ma devono essere diffuse perché le imprese hanno bisogno di essere sempre più competitive e come richiede Confindustria, ambientalmente e socialmente sostenibili.
Abbattimento del debito pubblico e recupero dell’evasione fiscale
Damiano: «Quando parliamo di evasione recuperata, dobbiamo tener conto della differenza tra accertato e riscosso; sono due voci diverse che vanno per onestà intellettuale scisse. Altrimenti ad oggi avremmo una dimensione diversa del fenomeno che invece rimane a livelli altissimi. Poi il lavoro continua a fare sleale concorrenza agli imprenditori onesti. Non accetto l’idea che l’imprenditore straniero applichi le sue leggi in Italia altrimenti ci pone fuori mercato. Mi sono battuto contro la Bolkestein. Se il comunismo di mercato cinese produce acciaio di bassa qualità, la manodopera costa un decimo e riceve l’aiuto di Stato che da noi è proibito, è giusto mettere un dazio che equivalga all’aiuto di Stato altrimenti saremo spazzati via.
Nevi: La nostra proposta è quella di cambiare il sistema fiscale italiano, e mi stupisce che tale intenzione sia solo nostra perché quello attuale è complesso, contorto e controproducente. Noi siamo convinti, proprio per ovviare al problema gigantesco dell’evasione fiscale, che la flat tax possa davvero cambiare le cose. Sgravare reddito al lavoro, significa consegnare nelle mani dell’imprenditore una quota da poter reinvestire per il bene di tutta l’economia.
Iannoni: «Ognuno deve partecipare al bene della collettività in relazione alle proprie possibilità. Più che lotta all’evasione fiscale, quello che Liberi e Uguali vuole porre alla base della propria azione politica è il rispetto delle regole. Questo è il principio al quale dobbiamo ispirarci, il messaggio che dobbiamo diffondere. La flat tax che la destra continua a proporre ha un costo molto elevato, non vorrei che incida sui servizi essenziali».
Ciprini: Sulla questione del fisco, come Movimento abbiamo diverse misure da mettere in campo; tra gli obiettivi c’è il dimezzamento dell’irap e la riduzione del cuneo. Per noi cittadini e imprese sono onesti fino a prova contraria, ma l’agenzia delle entrate deve fare la sua parte, con le 16 mila banche date che ha a disposizione e perseguire e colpire i grandi evasori, con l’eliminazione comunque di tutte quelle norme che vanno a tormentare e a gravare le attività quotidiane delle imprese come spesometri, redditometri, studi di settore.
La spending review serve ancora, produce risultati?
Damiano «Il volano della spesa pubblica è fondamentale, ovviamente va combinato con la spesa di iniziativa privata. Abbiamo un grande debito e lo dobbiamo restituire, ora immaginiamo lo Stato come una famiglia. Quando una famiglia ha un debito molto alto, negozia con la banca la restituzione; se la banca chiede 1500 euro a fronte dei 2000 che entrano, la famiglia va sotto il ponte. Quindi è evidente che abbiamo un fardello sulle spalle che ci impedisce di correre ma dobbiamo negoziare un rientro graduale che non impedisca l’investimento, altrimenti l’economia sparisce e avremo un lungo periodo di recessione. Rigore è ormai una parola debole, va sostituita con investimento e difesa dello stato sociale. L’area di crisi complessa in questo senso è una straordinaria opportunità. Quanto a spending review e il blocco del turnover, abbiamo raschiato il fondo, serve un ricambio che favorisca l’ingresso di nativi digitali per ammodernare la Pubblica amministrazione e magari frenare la fuga dei cervelli.
Ciprini «La spending review serve ancora sì, ma intelligente; quindi non ci riferiamo a tagli lineari su servizi come la sanità ma senza dubbio alle pensioni d’oro, a vitalizi e privilegi; potremmo recuperare miliardi di euro da restituire a cittadini e imprese tagliando i costi della politica e quelli per le opere inutili. L’obiettivo ambizioso è ridurre il rapporto debito/pil di 40 punti percentuali in 10 anni. Servono senza dubbio investimenti produttivi, in settori che abbiamo individuato con 12 esperti e corrispondono con quelli individuati da Confindustria».
Nevi «Più che una revisione della spesa io inizierei a parlare di riqualificazione della spesa, eliminare quella improduttiva e soprattutto vorrei che si considerasse il tema dei pagamenti in tempi certi agli imprenditori. Lo Stato li pretende a stretto giro, ma si attarda a saldare i propri debiti coi privati, questa sarebbe la vera rivoluzione per le imprese, altrimenti generiamo fallimenti come sta facendo il Comune di Terni e perdiamo credibilità come Paese. Capire dove si può tagliare sarà utile ma lo è di più focalizzarsi sulla crescita del Pil. Dobbiamo fare sempre di più il nostro dovere sulla spesa corrente per pretendere più flessibilità dall’Europa e avviare gli investimenti. Dobbiamo dare una botta alla crescita del nostro prodotto interno lordo. Su questo territorio abbiamo una questione importante da risolvere, il nodo ferroviario di Spoleto. Servono 700 milioni di euro ma è per collegare mar Adriatico e mar Tirreno».
Iannoni «Mi è piaciuto vedere la parola visione sul documento di Confindustria. È fondamentale per programmare le azioni, trovare copertura finanziaria poi monitorare per eventuali correzioni. Questo è il modello che dobbiamo adoperare anche per usufruire dello strumento Area di Crisi complessa. Questo territorio può andare verso lo sviluppo di un distretto di sostenibilità, penso al Mater B di Novamont o al progetto scorie di Ast, penso al recupero dei rifiuti, tanto business locale potenzialmente estendibile ma dobbiamo sempre e comunque monitorare gli investimenti, gli strumenti di natura pubblico-privata vanno messi a sistema perché altrimenti sciupiamo le occasioni e non riusciamo a ridurre davvero la spesa. Terni può diventare un vero laboratorio di ottimizzazione di risorse che vede negli assi verticali la metallurgia e la chimica verde, sugli orizzontali l’economia circolare».
@martarosati28
