di M.T.
In Umbria il tema della rottamazione delle cartelle esattoriali resta centrale e strutturale, dentro una manovra 2026 che, secondo quanto emerge dal testo approvato al Senato e ora all’esame definitivo della Camera, introduce numerose novità fiscali e previdenziali ma conferma anche l’impianto della rottamazione quinquies come misura selettiva e non generalizzata.
Secondo gli ultimi dati ufficiali dell’agenzia delle Entrate – Riscossione, riferiti al 2023, i carichi affidati relativi a contribuenti umbri superano complessivamente i 6 miliardi di euro. Una quota rilevante di questo stock è riconducibile a imposte dichiarate e non versate, soprattutto nell’ambito dei controlli automatizzati delle dichiarazioni. È proprio su questo segmento che si concentra la nuova rottamazione quinquies, inserita nella manovra 2026.
La misura consente la definizione agevolata delle cartelle affidate alla riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023, ma con un perimetro più ristretto rispetto alle precedenti edizioni. Possono rientrare esclusivamente i carichi derivanti dalla liquidazione automatizzata e dal controllo formale delle dichiarazioni dei redditi e dell’Iva. Restano fuori, come confermato anche nelle ultime ricostruzioni, gli accertamenti esecutivi, le imposte indirette sui trasferimenti, come registro, successioni e donazioni, e tutti i tributi locali.
Per i contribuenti umbri il dato è rilevante perché una parte consistente dei debiti fiscali regionali nasce proprio da omessi o tardivi versamenti di imposte dichiarate. La rottamazione consente di pagare solo la quota capitale, con l’azzeramento di sanzioni, interessi e aggio di riscossione, mentre restano dovute le spese di notifica e quelle eventualmente legate alle procedure esecutive già avviate.
Una delle principali novità introdotte in sede parlamentare riguarda il tasso di interesse applicato alla rateizzazione, che scende dal 4 al 3 per cento annuo. Il piano di pagamento può arrivare fino a 54 rate bimestrali, quindi su un arco temporale di nove anni, con importi costanti e senza le maxi rate iniziali previste in passato. Resta però il limite minimo di 100 euro per ciascuna rata, che di fatto riduce la durata massima per i debiti di importo più contenuto.
Più rigide le regole sulla decadenza. La perdita dei benefici scatta in caso di mancato pagamento della rata unica iniziale, del mancato versamento di due rate anche non consecutive o dell’ultima rata. A differenza delle precedenti rottamazioni, non sono previste tolleranze: anche un ritardo di un solo giorno comporta la decadenza e il ripristino del debito originario.
Un aspetto che riguarda direttamente l’Umbria è l’esclusione dei tributi locali dalla sanatoria nazionale. Comuni e Regione restano fuori dalla rottamazione quinquies, ma la manovra apre alla possibilità per gli enti territoriali di attivare definizioni agevolate autonome sulle proprie entrate, purché venga pagata integralmente la quota capitale. Questo potrebbe determinare, nei prossimi mesi, scelte differenziate da Comune a Comune, con effetti non omogenei sul territorio regionale.
Attenzione anche alla posizione dei contribuenti umbri decaduti dalle precedenti rottamazioni. L’accesso alla quinquies è consentito solo per i carichi che rientrano nel nuovo perimetro ristretto. Per la rottamazione quater, il passaggio è ammesso esclusivamente per chi risultava decaduto entro il 30 settembre 2025, mentre chi è uscito successivamente resta escluso da ogni nuova definizione.
Nel quadro complessivo della manovra 2026, che introduce interventi su pensioni, Irpef, stipendi, Isee, bonus e nuove imposte, la rottamazione quinquies rappresenta per l’Umbria una misura di rilievo ma dagli effetti mirati. L’impatto reale dipenderà dal peso effettivo dei carichi da controllo automatizzato sul totale dei debiti regionali e dalle eventuali decisioni che gli enti locali umbri adotteranno sulle proprie entrate. Una partita che si giocherà nei prossimi mesi e che coinvolge migliaia di contribuenti della regione.
