La nuova rottamazione delle cartelle esattoriali si avvicina a un momento cruciale, con il dibattito parlamentare in corso sulle modalità e i costi dell’operazione. Il disegno di legge della Lega, primo firmatario Massimiliano Romeo, in esame alla commissione Finanze del senato, propone un allungamento fino a 120 rate mensili — ovvero dieci anni — per il saldo dei debiti con il fisco. Tuttavia, il peso economico di questa misura resta alto: una stima preliminare indicata da Il Sole 24 Ore prevede un impatto sui saldi del 2025 pari a 5,2 miliardi di euro, soprattutto a causa della rinuncia a sanzioni, interessi e aggi.

Il governo e la maggioranza dovranno quindi decidere se mantenere la rottamazione aperta a un’ampia platea o introdurre filtri più stringenti, come soglie di indebitamento o requisiti specifici per il contribuente, al fine di evitare che la misura favorisca debitori recidivi e contribuenti che utilizzano la definizione agevolata per sospendere azioni esecutive senza poi saldare effettivamente i debiti. I precedenti tentativi di rottamazione hanno infatti lasciato un ammanco significativo: quasi 48 miliardi di euro in meno rispetto agli importi originariamente dovuti dalle quattro edizioni passate. Nel frattempo, il cosiddetto “magazzino della riscossione”, ossia l’insieme degli arretrati fiscali, ha superato i 1.280 miliardi di euro, aumentando ulteriormente la sfida per la gestione del debito.

Per quanto riguarda l’Umbria, l’adesione alla precedente definizione agevolata ha registrato numeri indicativi dell’andamento della compliance fiscale nella regione. Secondo i dati ufficiali forniti dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione e aggregati da fonti regionali e dall’area Finanze della Regione Umbria, alla rottamazione in vigore fino al 2024 hanno aderito circa 15.500 contribuenti umbri, con un debito complessivo definito di circa 280 milioni di euro.

Di questi, la maggioranza sono persone fisiche con debiti fiscali di medio-bassa entità, mentre una quota rilevante riguarda piccole e medie imprese, particolarmente colpite da difficoltà economiche post-pandemia. Il tasso di pagamento regolare delle rate ha oscillato intorno al 70%, un dato leggermente inferiore rispetto alla media nazionale, riflettendo le difficoltà economiche provinciali.

Gli enti locali dell’Umbria hanno avuto un ruolo attivo nel promuovere l’iniziativa, coadiuvando la comunicazione e assistendo i contribuenti nel processo di adesione. Tuttavia, permangono criticità sulla capacità di recupero effettiva rispetto al montante dei crediti iscritti a ruolo, dato che una parte consistente dei soggetti aderenti ha beneficiato delle dilazioni senza arrivare al saldo completo.

L’esperienza umbra conferma l’importanza di un bilanciamento tra inclusività e sostenibilità finanziaria nelle definizioni agevolate. Con la nuova rottamazione che si prepara a diventare più selettiva e a estendersi su un orizzonte di dieci anni, cresce l’attenzione sui criteri di accesso e sui controlli contro gli abusi.

Inoltre, la partita fiscale sarà centrale nella prossima legge di bilancio, dove la maggioranza punta anche a riformare l’Irpef, con l’obiettivo di abbassare l’aliquota marginale dal 35% al 33% per i redditi fino a 60 mila euro, intervenendo così sulla pressione fiscale complessiva. Questa manovra deve però fare i conti con le risorse limitate e con la necessità di garantire un equilibrio tra riduzioni di imposta e misure di contrasto all’evasione.

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