«La pronuncia della Corte Costituzionale è obiettivamente un duro colpo per il futuro della Camera di Commercio di Terni, ma la partita non è ancora chiusa, perché è pendente il ricorso al Tar del Lazio contro la riforma, che si pronuncerà probabilmente tra marzo e aprile dell’anno prossimo».

Flamini: «Territori e istituzioni siano coesi» Così il presidente dell’ente Giuseppe Flamini che, mercoledì mattina in conferenza stampa, non ha mancato rimarcare l’assenza delle istituzioni, compresi i parlamentari umbri, e delle associazioni di categoria che «non hanno fatto sentire la loro voce, mentre in altre città le Camere hanno presentato il ricorso al Tar contro la riforma insieme a sindaci o ad alcune associazioni di categoria». Ad ascoltare le parole di Flamini c’erano comunque il sindaco di Amelia Laura Pernazza e il vicesindaco di Narni Marco Mercuri di fronte a cui il presidente ha ribadito la sua richiesta e quella delle altre diciassette Camere di Commercio italiano a un passo dalla soppressione, cioè «la modifica del testo vigente affinché gli accorpamenti tra enti siano “volontari” e “non obbligatori”, superando il numero massimo di sessanta, indicato con immotivato senso nella legge Madia».

Il bilancio della Camera di Commercio da salvare Al fianco di Flamini anche il segretario genere dell’ente Giuliana Piandoro che ha messo sul tavolo l’impegno verso le imprese ternane profuso negli ultimi anni: dal 2015 sono stati investiti 10 milioni di euro tra bandi e progetti, mentre dal gennaio scorso il tessuto economico e produttivo ha beneficiato di 2,4 milioni. Un impegno, quello della Camera di Commercio di Terni, che non è venuto meno durante il lockdown, quando è stata affiancata la prefettura per esaminare in tempo record oltre 850 richieste di esenzione di chiusura attività che hanno permesso alle aziende del territorio di continuare a lavorare durante la pandemia. «Siamo un sostegno importante per le imprese del territorio – ha detto Flamini – abbiamo una governance locale e conosciamo i bisogni del territorio, tutto questo scomparirà con la nascita della Camera dell’Umbria e il conseguente spostamento dei centri direzionali, di cui ancora non comprendiamo i vantaggi, considerato che il riordino e le norme precedenti e successive di contenimento della spesa hanno già enormemente ridotto i costi dell’ente». Quindi la chiamata al territorio: «Il ricorso è pendente davanti al Tar del Lazio contro la riforma – ha concluso Flamini – ma per salvare l’ente occorre che il territorio con le sue istituzioni sia coeso e pronto a sostenere concretamente le nostre ragioni».

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