Al centro Sandro Gozi

di Diletta Paoletti

Esiste un filo rosso che lega l’unità italiana e quella europea? C’è qualcosa che accomuna Mazzini e Spinelli? Se ne è parlato venerdì, a Corciano in un incontro pubblico organizzato dal Partito democratico con la presenza di Sandro Gozi, parlamentare del Pd e autore, tra gli altri, di un libro – Il governo dell’Europa (Il Mulino) – giunto ormai alla quarta edizione. Un volume da consultare per prendere confidenza con l’assetto istituzionale dell’Unione europea e per capirne a fondo le caratteristiche politiche.

L’iniziativa “Dall’Unità di Italia all’Europa unita” – questo il titolo dell’iniziativa – ha proposto un’originale chiave di lettura delle celebrazioni del 150° anniversario dello Stivale: il contesto europeo. Sì perché troppe volte – sostengono i promotori dell’iniziativa Stefano Scarpelloni (segretario Pd Corciano) e Francesco Mangano (Unione comunale Pd Corciano) – l’Europa è trascurata, guardata con indifferenza se non (addirittura) con fastidio.

Chi è Sandro Gozi l’Europa l’ha vissuta, eccome: ci ha studiato e ci ha lavorato, girandola in lungo e in largo per diciotto anni. Funzionario diplomatico, braccio destro del Prodi presidente di Commissione europea (è stato membro del suo Gabinetto), è tra i consiglieri dell’attuale numero uno Barroso. E nell’unità del vecchio continente ci crede, portando avanti – ora che è parlamentare italiano, eletto proprio in Umbria – la battaglia per «avere più Europa nella politica nostrana».

Uscire dall’empasse «Oggi purtroppo abbiamo l’Europa della paura, un’Unione bloccata, di basso profilo». E attacca senza mezzi termini i responsabili di questi fallimenti: «stiamo raccogliendo i cocci dell’antieuropeismo delle destre, più o meno estreme, attualmente dominanti in Europa». Scelte al ribasso, personalità opache e di scarsa visibilità stanno inoltre minando la credibilità e l’efficacia dell’Europa. E questo rende difficile il necessario completamento dell’integrazione, dalla dimensione sociale alla governance comune dell’economia, senza trascurare nodi politici fondamentali come quelli della difesa e della potenza militare.

Il Risorgimento europeo Per (ri)costruire una nuova dimensione politica sopranazionale – in una sorta di ‘risorgimento europeo’ – dovremmo rompere dei binomi fin troppo presenti nella nostra storia nazionale, sostiene Gozi. «Innanzitutto l’identificazione tra cittadinanza e nazionalità»: essere cittadini italiani oggi significa essere anche cittadini europei e le due dimensioni non si escludono affatto, anzi si integrano. Ma occorre scindere anche la coppia politica-Stato: «la politica deve essere sviluppata ad un livello che trascenda i singoli Stati – spiega – e dobbiamo rompere le costrittive gabbie nazionali».

Ruby e processo breve al posto della comunitaria E non mancano riferimenti ai temi che dominano la scena politica in questo momento: «alla Camera, parlare di Ruby e di processo breve sta sottraendo tempo alla discussione della legge comunitaria». E questo ci costa: se non rispettiamo gli obblighi provenienti da Bruxelles, scattano multe e procedure di infrazione. Quindi, di fatto, significa sprecare i soldi, molti soldi, di entità pari a quelli di un’intera finanziaria.

Gli interventi Ad interloquire con il parlamentare, Valerio Marinelli, coordinatore dei dipartimenti del Partito democratico umbro, e Fabio Raspadori, docente di Diritto dell’Unione europea alla Facoltà di Scienze politiche di Perugia. «Se il Risorgimento fu lotta di emancipazione di un popolo – sostiene il giovane democratico – impegnarsi per l’Europa oggi può significare l’emancipazione delle giovani generazioni europee», in una dimensione in cui, sottolinea, «volere l’Europa non significa affatto abbandonare l’Italia». «Il problema è che – spiega con rammarico Raspadori – c’è l’Europa (forse anche troppa) ma non ci sono gli europei». L’Ue è stata finora questione di governi, costruzione fredda e asettica, incapace di muovere le masse. E in Italia, aggiunge, le cose vanno anche peggio, in quanto «abbiamo raffreddato di molto il nostro europeismo e siamo sottorappresentati nelle istituzioni di Bruxelles». I rimedi? Parlare più spesso di Ue, scriverne nei giornali, spiega il professore. E sfruttare le novità che ci offre, come, ad esempio, la possibilità per i cittadini (almeno un milione) di presentare proposte di atti alla Commissione. Fino ad arrivare, magari, a collegi transnazionali in occasione delle elezioni europee, in modo tale da ancorare la campagna elettorale a temi davvero comuni.

Il sindaco Nadia Ginetti, al suo secondo mandato da primo cittadino, ha preso la parola per ribadire l’impegno del Comune di Corciano nel contesto internazionale e, in particolare, in quello europeo. «Gli enti locali sono spesso il motore dell’integrazione. La mia esperienza nell’Aiccre (Associazione italiana per il consiglio dei comuni e delle regioni d’Europa), testimonia il grande impegno europeista dei Comuni, spesso proprio in contrapposizione agli egoismi e alle gelosie dei governi nazionali».

Diletta Paoletti

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