La mappa con i risultati

di Daniele Bovi

Che cos’è oggi il Pd, in Umbria come nel resto d’Italia dopo gli anni del renzismo e le primarie di domenica che hanno consegnato all’ex premier, con una maggioranza quasi bulgara, le chiavi del partito? Chi rappresenta? A chi parla? Se il Pd avesse voglia, risorse ed energie sarebbero queste alcune delle domande centrali alle quali provare a rispondere. Sì perché al di là dei numeri e delle analisi pare chiara la mutazione genetica, profonda, avvenuta nel corso degli ultimissimi anni e molto dipenderà da come il Renzi 2, quello uscito dalle uscito dalle primarie, interpreterà la nuova fase. Il Pd, dunque, è un’altra cosa e a dirlo ci sono anche i numeri di domenica relativi alle regioni, che consegnano un Pd più ‘meridionalizzato’: l’Umbria uscita dai gazebo di domenica col suo 80 per cento di consenso al neo segretario è la regione più renziana d’Italia, davanti a Toscana. Marche, Lombardia e via via tutte le altre.

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Il dopo voto Realtà dove il calo di elettori è stato secco, con punte del 50 per cento in molti casi, mentre al Sud Renzi vince sì, ma con percentuali più basse e una flessione di partecipanti meno pesante. Quanto all’Umbria, il calo del numero di votanti rispetto al 2013, politicamente un’era geologica fa, è stato notevole: 31 mila persone in meno. Chi sono e perché non sono andate alle urne? La ragione, ovviamente, non può essere soltanto una: tra queste c’è sicuramente la minor competizione rispetto alla volta precedente, dato che tutti avevano capito che da decidere c’erano solo le dimensioni della vittoria di Renzi. E poi, quanto ha pesato la scissione, non solo quella politica di Mdp-Articolo 1 ma quella, per così dire, sentimentale di un pezzo di popolo dem? Se e quanto ha influito l’onda lunga del 4 dicembre?

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Gli eletti Martedì in piazza della Repubblica, sede regionale di un partito profondamente scosso dall’arresto del sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo e dell’assessore Bucari, per l’importanza che può avere in queste ore difficilissime sono stati fatti i conti a proposito di coloro che faranno parte dell’assemblea nazionale del Pd. Come ovvio, visti i risultati, i renziani (della prima, seconda e terza ora) fanno il pieno: 13 posti sui 16 a disposizione per l’Umbria, due agli orlandiani e uno (Domenico De Marinis) in quota Emiliano. Per quanto riguarda la truppa renziana, nel collegio Perugia 1 vengono eletti Catiuscia Marini, Marco Vinicio Guasticchi, Lavinia Pannacci, Andrea Smacchi, Patrizia Cesaroni e Domenico Caprini; nel Perugia 2 Eleonora Maghini, Luca Barberini, Stefania Moccoli e Matteo Cardini; a Terni Roberta Isidori, Fabio Paparelli e Simona Berretta. Quanto agli orlandiani, niente da fare per Valeria Cardinali: dentro, a Perugia 2, Nando Mismetti mentre per Terni c’è Leopoldo Di Girolamo, che al momento ha tutt’altro a cui a pensare.

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Gli arresti A Terni, nelle ore dopo il voto, era partita nei conciliaboli la riflessione sul risultato delle urne e sugli equilibri interni al partito. Tutti spunti immediatamente finiti nel cassetto martedì all’ora di pranzo, quando la nota della Procura della Repubblica di Terni ha cambiato radicalmente le carte in tavola. Le opposizioni sostanzialmente hanno parlato con una voce sola chiedendo dimissioni e un ritorno alle urne; il culmine di mesi durissimi per Di Girolamo, la sua giunta e il Pd, ternano e umbro che ha proprio a Terni un fortino politicamente importantissimo da difendere. Il problema, ora, sta nel capire se sarà possibile per il Pd, al di là delle parole di circostanza, reggere quest’altro colpo e provare ad andare avanti mentre tutte le opposizioni sentono forte l’odore della preda in difficoltà. Di sicuro, eventuali elezioni anticipate (in città si dovrebbe votare insieme a Perugia e un’altra sessantina di comuni nel 2019) complicherebbero e non di poco i piani di piazza della Repubblica.

Twitter @DanieleBovi

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