I lavoratori martedì pomeriggio sotto palazzo Donini (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Gli autobus umbri imboccano una strada diversa da quelli «romani». E’ lo scorporo dell’azienda unica regionale del trasporto da quella che gestisce gli appalti nel Lazio l’ipotesi messa sul tavolo nel corso del teso incontro tra cda e soci di Umbria Mobilità da una parte e Regione con gli uffici tecnici dall’altra. Summit andato in scena martedì dalle 16 alle 20 inoltrate mentre sindacati e lavoratori sotto palazzo Donini, sede della giunta regionale, hanno urlato la loro rabbia contro il management per il mancato pagamento delle 14esime e non solo. E’ la testa di tutta la dirigenza quella che chiedono i sindacati e che in un futuro non troppo lontano potrebbero ottenere. «Per ciò che riguarda la società umbra di trasporto pubblico – ha spiegato la presidente Catiuscia Marini in una nota diffusa intorno alle 21 – intendo affermare la volontà di separare definitivamente le sorti della nostra società di trasporto pubblico da quelle di altre che non appartengono al sistema umbro del trasporto».

Le ipotesi L’idea potrebbe essere quindi quella di creare una sorta di «bad company» che comprenda le attività romane (vedi la Roma Tpl Scarl) che gestiscono, dal 2010, il mega-appalto da 29 milioni di chilometri per una durata di otto anni e un valore complessivo di 800 milioni di euro. Il problema, come noto soprattutto ai lavoratori, è che Comune di Roma e Regione Lazio non pagano: da riscuotere ci sono almeno 50 milioni di euro e da qui arrivano i rischi connessi alla mancanza di liquidità noti da almeno un anno. Ma c’è dell’altro: quello che martedì ha suscitato ancora più preoccupazione nel corso della riunione è l’emergere di circa 115-120 milioni di euro di garanzie prestate da Umbria Mobilità per coprire i mancati introiti romani. Soldi di cui la Regione, sembra, non sarebbe a conoscenza. Uno dei partecipanti al summit non ci gira intorno e parla apertamente della necessità di «salvare la parte umbra dell’azienda».

VIDEO: LE VOCI DI SINDACALISTI E LAVORATORI

Situazione grave Una frase che restituisce per intero la delicatezza della situazione non dissimulata neppure nella nota ufficiale di palazzo Donini in cui si parla di «grave situazione di sofferenza finanziaria». Una situazione, secondo la nota, che deriva «dal significativo ammontare di crediti che la società vanta nei confronti di enti e società di trasporto pubblico del Lazio per servizi erogati sia con contratto diretto che tramite società partecipate». E a chi, come i sindacati ma non solo, accusa il management per le scelte fatte nel Lazio, si risponde che «mica abbiamo partecipato ad una gara a Beirut». Come dire che ritardi del genere sui pagamenti non erano preventivabili da parte delComune della città Capitale d’Italia. Fatto sta che ormai la strada è segnata e sul tavolo di palazzo Donini si ragiona anche sulla possibilità di cercare nuovi soci per la parte «sana» di Umbria Mobilità.

Sindacati e lavoratori aspettano Ai lavoratori intanto interessa che le 14esime e gli stipendi di luglio vengano pagati: per quanto riguarda le prime ci sarebbe l’impegno a trovare una soluzione tra circa venti giorni mentre particolari timori, sembra, non ci sarebbero per la scadenza del 10 agosto quando vanno accreditati ai 1.300 lavoratori dell’azienda gli emolumenti di luglio. Da parte loro invece i sindacati aspettano di capire quanto emerso dall’incontro di palazzo Donini e mercoledì comunicheranno quali saranno le prossime mosse. Nei prossimi giorni invece l’azienda dovrà presentare tutta la documentazione relativa ai crediti vantati «al fine di consentire di assumere le conseguenti determinazioni in merito». La scorsa settimana la presidente e l’assessore ai Trasporti Silvano Rometti avevano sollecitato la certificazione dei crediti per provare a bussare alle banche, ma a palazzo Donini c’è anche la voglia di vedere i documenti per capire fino in fondo quale sia l’esposizione debitoria dell’azienda.

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