A Trevi si andrà alle urne nel maggio 2013

di Chiara Fabrizi

A Trevi si voterà nel maggio 2013. Ergo: il commissario prefettizio del piccolo comune umbro resterà al proprio posto per altri quattordici mesi. Insomma, la corsa contro il tempo per portare alle urne il 6 e il 7 maggio i 5mila aventi diritto è definitivamente sfumata. La pronuncia del Consiglio di Stato, arrivata con alcuni giorni di ritardo, ha fatto venire meno gli stretti margini all’interno dei quali i due candidati, Bernardino Sperandio (Pd) e Luigi Andreani (Pdl), avrebbero potuto muoversi per permettere agli elettori di Trevi di esprimere la propria preferenza tornado ad eleggere sindaco e consiglio comunale. La comunicazione formale del prefetto è attesa per queste ore, ma il finale, confermato da entrambe i candidati, è già scritto.

Questione di tempi A mettere una seria ipoteca sulle elezioni 2012 di Trevi era stata, a fine febbraio e al di là del merito della sentenza, la prolungata attesa per la pronuncia del Consiglio di Stato. Bernardino Sperandio si era, infatti, appellato ai giudici capitolini dopo che il Tar dell’Umbria aveva accolto il ricorso presentato da Luigi Andreani e annullato le elezioni del maggio 2011. In sostanza, la pronuncia del Consiglio di Stato per non creare complicazioni sarebbe dovuta arrivare al massimo entro 24 febbraio, giorno in cui il presidente della Repubblica avrebbe formalizzato la chiamata alle urne per le amministrative 2012.

La speranza di una proroga Ma così non è stato e giorno dopo giorno il calendario è continuato a scorrere fino al primo marzo quando si è appresa la pronuncia del Consiglio di Stato in nulla differente da quella del Tar. Fino a qualche giorno fa però, nonostante scadenze ampiamente sforate, la speranza bipartisan rimaneva quella di ottenere una proroga firmata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, in parole povere, avrebbe permesso ai 5mila elettori di Trevi di recarsi alle urne il 6 e il 7 liberando, contestualmente, la cittadina umbra dallo scomodo commissariamento. I margini di manovra, strettissimi fin dall’inizio della partita, con il passare dei giorni si sono assottigliati ulteriormente fino ad oggi quando tanto Sperandio che Andreani si sono definitivamente rassegnati all’evidenza.

Andreani: «Sperandio ha un’enorme responsabilità» A parlare per primo, con una comunicazione da parte del prefetto formalmente non ancora pervenuta, è stato Luigi Andreani. «Altri quattordici mesi, forse sedici, di democrazia sospesa e di immobilismo. Un anno abbondante – ha spiegato – durante il quale i bisogni della gente e le priorità della città non potranno essere ascoltate e soddisfatte». E poi la pesantissima stoccata politica: «Sperandio in questa partita ha una grande responsabilità, se avesse accettato la pronuncia del Tar, evitando di presentare ricorso al Consiglio di Stato, oggi i cittadini si starebbero preparando ad esprimere una preferenza, ma così non è stato, ha voluto insistere nell’inspiegabile ricerca di un ulteriore giudizio e spero vivamente che da questo atteggiamento gli elettori trarranno le giuste considerazioni».

Sperandio: «Inaccettabile un altro anno di immobilismo» Decisamente preoccupato per la prolungata presenza del commissario prefettizio è, invece, Bernardino Sperandio. «Era cruciale portare gli elettori alle urne tra un paio di mesi e, invece, oggi ci troviamo di fronte ad una sola sicurezza, quella di un immobilismo amministrativo e politico che resterà tale almeno fino al maggio 2013. La città ha bisogno di una guida, di una governance, ma la prolungata attesa per la pronuncia del Consiglio di Stato ci ha infilato in questa situazione di stallo devastante».

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