Tutto azzerato. La giunta regionale ha deciso di revocare la gara, attesa da oltre 15 anni, per l’affidamento del servizio di trasporto pubblico. Ad annunciarlo, nel corso di una conferenza stampa, sono mercoledì l’assessore ai Trasporti Francesco De Rebotti e l’amministratore unico di Umbria mobilità Emilio Giachetti. Entro venerdì Giachetti provvederà con un atto a revocare materialmente la gara mentre martedì Palazzo Donini ha approvato il nuovo Piano di bacino e tariffazione, solo preadottato dalla precedente giunta e che, nei fatti, rappresenta l’avvio della nuova gara. A non cambiare è l’orizzonte temporale: nel settembre 2028, salvo sorprese e ricorsi, entrerà in servizio il nuovo gestore.

Le scelte Le motivazioni che hanno portato allo stop sono sia «di visione politica e istituzionale» che «tecniche»; una revisione profonda e lunga nove mesi dell’impianto da parte di UM e della Regione che ha portato a optare per una revoca dell’atto adottato nel 2024 dalla giunta Tesei. Una delle questioni chiave riguarda il numero dei lotti, che è stato uno degli elementi più contestati negli ultimi anni: rimangono quattro ma è stato eliminato il vincolo di aggiudicabilità di almeno due. Una scelta che «parla una lingua diversa al mercato – è stato spiegato mercoledì – e riduce la vulnerabilità rispetto ai contenziosi», anche nell’ottica di una «maggiore integrazione del servizio su scala regionale, consentendo un maggiore appeal della gara».

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Il precedente Il Piano di bacino e di tariffazione si era incagliato, come emerso nelle scorse settimane, anche per i rincari dei biglietti che portava con sé, con punte fino al 40 per cento in alcune città, a causa dei mancati adeguamenti Istat negli ultimi 15 anni. La Regione metterà sul tavolo due milioni per il 2028 e poi 4 per ogni anno a partire dal 2029, così da «sterilizzare» gli aumenti: «Gli umbri – ha assicurato De Rebotti – non subiranno aumenti sul costo dei biglietti e degli abbonamenti rispetto alle tariffe attuali». Tra i capitoli affrontati, anche quelli relativi alla tutela occupazionale: «Nella nuova gara – è stato detto – saranno valorizzati gli elementi legati alla clausola sociale, che contiamo di rendere la più estesa possibile». Inoltre, un «numero considerevole» di lavoratori passerà dal contratto metalmeccanico a quello degli autoferrotranvieri, e ci saranno premialità per chi abbatterà la percentuale di subappalto.

Da sinistra Giachetti e De Rebotti

La centrale L’altra delibera approvata martedì ha al centro la cosiddetta «centrale di monitoraggio», un servizio che «ci permetterà di acquisire dati reali tramite la tecnologia a bordo degli autobus acquistati dall’Agenzia»; numeri preziosi – che supporteranno nelle diverse scelte – ad esempio su flussi di utenza, percorrenze, modalità di utilizzo dei titoli di viaggio, dinamiche del servizio e così via. Previsti anche aggiornamenti relativi al biglietto digitale e non solo: «Dobbiamo rendere il servizio – ha detto Giachetti – adeguato al 2026». Tra gli altri elementi di novità anche l’inserimento della parte gestionale del Minimetrò all’interno della gara e, sempre per quanto riguarda Perugia, l’addio all’ipotesi Vestricciano per quanto riguarda il deposito dei bus, che rimarranno a Santa Lucia (temi ai quali Umbria24 ha dedicato un altro articolo).

Lavoro complesso In generale «un lavoro complesso, ma necessario – ha concluso Giachetti – per mettere in sicurezza il futuro del trasporto pubblico regionale. La gara mancava da quindici anni – ha ricordato – e l’Umbria aveva l’obbligo di arrivare a una procedura stabile, solida e meno esposta ai rischi di contenzioso».

I sindacati Nel complesso miele per le orecchie di molti sindacati, i cui vertici erano presenti alla conferenza stampa: «Oggi per lavoratori e cittadini umbri – dice a Umbria24 Ciro Zeno, segretario della Filt Cgil – è una bella giornata. La Regione ha compreso i timori della Cgil e ha sposato in piene le richieste che abbiamo avanzato in cinque anni. In pratica viene stracciato il fallimentare bando Melasecche-Tesei e se ne fa un altro, come chiesto con ben 11 scioperi, mentre altri dicevano che non si poteva fare nulla. Quello della destra era un progetto a favore della distruzione di un servizio». Christian Di Girolamo, segretario regionale della Faisa Cisal, parla di «fine di un incubo causato dalle scelte scellerate della precedente amministrazione». «Fin da subito – aggiunge – abbiamo riconosciuto che quel progetto sarebbe stato catastrofico sia per il livello del servizio sia per l’occupazione. L’azione svolta dalle organizzazioni sindacali ha certamente fermato il processo nei primi anni di interlocuzioni con la vecchia amministrazione e probabilmente ha contribuito a far comprendere le nostre osservazioni ai nuovi amministratori e ai tecnici dell’agenzia».

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