di D.B.
«Il 4 agosto di ogni anno – dice il senatore Pd Mauro Agostini – arrivano i bonifici nelle casse dei partiti direttamente dal Parlamento e queste risorse, che sono pubbliche perché dei cittadini, diventano in un attimo risorse private. Non più controllate». E’ ancora un libro di stretta attualità «Il tesoriere» di Mauro Agostini. A distanza di tre anni, sull’onda degli scandali Belsito e Lusi, il volume è tornato nelle librerie ed è stato presentato giovedì a Roma nella sala del Mappamondo della Camera. Insieme all’autore, il presidente della Camera Gianfranco Fini, Walter Veltroni e il senatore Pdl Gaetano Quagliariello.
Un libro ricordo «Oggi dopo le note vicende di queste settimane – die ancora Agostini – il mio libro è tornato nelle librerie. E’ un libro “ricordo” del 2009. Già allora parlavo di criteri di economicità e trasparenza che devono essere applicati ai partiti come per le aziende, tanto più perché gestiscono risorse pubbliche. Quello che serve è un dimezzamento dei rimborsi e l’introduzione di forme di controllo». Nei partiti di oggi anche la figura stessa del tesoriere deve essere diversa, non un grigio burocrate di partito ma una figura che abbia un profilo politico autorevole.
Schizzi d’olio Agostini scomoda Conrad e usa una metafora: «E’ come l’ufficiale addetto alle macchine delle navi descritto nei suoi libri: vestito di nero pur essendo un ufficiale, non come gli altri vestiti di bianco sulla tolda della nave. Se un pistone sbiella rischia di prendersi gli schizzi addosso. Oggi è necessario che questa figura abbia un profilo politico autorevole riuscendo a garantire la trasparenza e l’efficacia del suo operato attraverso forme di controllo terza come un collegio sindacale vero fatto di persone che hanno una reputazione da difendere. Che faranno di tutto per non prendersi gli schizzi d’olio…».
Fini: tema spinoso Secondo Fini quello trattato nel libro di Agostini «è un tema spinoso, anche per la sua impopolarità». Un tasto dolente che così non è in altre democrazie. Le cause di questa diversità per l’ex leader di An vanno trovate non solo «nelle recenti vicende di malcostume che hanno provocato indignazione, ma anche in casi remoti». Come, ricorda, «la diffusissima volontà moralizzatrice degli anni di tangentopoli». Una ferita aperta secondo il presidente della Camera: «Poi – ha detto – nella seconda Repubblica abbiamo assistito ad una certa delusione dell’opinione pubblica per la possibilita’ della politica di riformare se stessa». Occhio però avverte Fini, a non passare dalla legittima indignazione alla messa in discussione della democrazia. Il libro di Agostini «è innanzitutto – conclude – una lettura utile agli amministratori ma anche a chi vuole capire le trasformazioni di una società e tra cittadini e partecipazione. Le indicazioni di Agostini sul suo libro sono giuste: finanziare la politica attraverso la piena attuazione dell’articolo 49 della Costituzione e certificazione del bilancio a garanzia della correttezza e della trasparenza dell’impiego di soldi pubblici».
Veltroni: un ruolo politico A volere Agostini come tesoriere nazionale del partito fu, all’epoca, Walter Veltroni che nel suo intervento ha ricordato prima di tutto il rapporto di amicizia con il senatore: «Avevo bisogno innanzitutto – ricorda – di una persona per bene che lavorasse sul fronte della politicizzazione del ruolo del tesoriere. Non piu un burocrate di partito ma una figura che potesse fornire gli strumenti per Sviluppare opportunità di modernizzazione». Il tesoriere secondo Veltroni è innanzitutto «un libro contro la casta e la malversazione. Le scelte che abbiamo fatto sono state fatte per emancipare la politica da logiche inadeguate per innovare la politica». Politica che dovrebbe camminare più velocemente: «La società è insoddisfatta ed è anche un problema legato al rapporto tra investimento e prodotto. Questa gigantesca macchina della politica – dice – non produce e si nuove come un elefante. Invece dovrebbe muoversi come una gazzella».
Quagliariello: nodo difficile da sciogliere Quello del finanziamento della politica secondo Quagliariello è «un nodo difficile da sciogliere. La politica – dice – ha inevitabilmente un costo. Ma ciò ha a che vedere con la democrazia. Nel secondo dopoguerra quello del finanziamento pubblico è stato un tema centrale. Nel periodo della guerra fredda c’era un problema di sistema che portò ad un quadro di deregolamentazione tanto che dopo la caduta del Muro si verificarono i più grandi scandali legati alle forme di finanziamento illegittime. Tutti gli altri sistemi politici hanno trovato un equilibrio. In Italia no».

