di Chiara Fabrizi
«In alcuni casi il livello di danneggiamento dei centri abitati è superiore al 70 per cento, abbiamo cinquemila persone fuori casa e danni dichiarati in sessanta Comuni dell’Umbria. La ricostruzione avrà tempi medi lunghi e sarà incardinata su tecniche innovative. Necessaria la previsione di interventi prioritari e strategici, come su Castelluccio, così come occorreranno regole su urbanistica, edilizia e adeguamento sismico. Per questo stiamo predisponendo una proposta di legge che porteremo in aula in vista della ricostruzione pesante nelle zone rosse, tra cui il centro storico di Norcia che vorremmo riaprire gradualmente dopo la messa in sicurezza per scommettere sul futuro della città, facendo tornare abitanti e turisti e scongiurandone il declino».
Pressing sul governo Questi gli elementi di maggior rilievo dell’informativa illustrata martedì in consiglio regionale dalla presidente Catiuscia Marini a oltre tre settimane dal sisma terribile di magnitudo 6,5 e a quasi tre mesi della crisi sismica che dal 24 agosto semina distruzione tra Norcia, Preci e Cascia è tornata in consiglio regionale dove sono state approvate a maggioranza due risoluzioni, con la prima si sollecita «un piano straordinario del governo che preveda un finanziamento, a partire dalle quattro regioni colpite dal sisma, di dieci annualità consecutive per l’adeguamento antisismico degli edifici» (19 voti favorevoli, astenuto M5s) e l’altra che vede l’Umbria come «catalizzatore e promotore del progetto Casa Italia» (19 voti favorevoli, astenuti Lega e M5s).
Danni in 60 Comuni All’aula la Marini ha spiegato che «dai primi rilievi e verifiche sull’edificato emerge un quadro molto rilevante dei danni, in alcuni casi al di sopra del 70 per cento e oltre ai quindici Comuni inseriti nel cratere altri 45 hanno dichiarato danni ai propri beni architettonici». Ma restando in Valnerina la Marini torna a evidenziare: «La permanenza delle imprese e la continuità aziendale è il presupposto per far restare la popolazione all’interno delle aree di Norcia, Cascia, Preci e dell’intera Valnerina. Per avviare i lavori di riparazione delle strutture produttive, commerciali e turistiche colpite verrà adottata una procedura semplificata, che prevede solo una comunicazione. Dove invece il ripristino richiede tempi lunghi, il percorso della delocalizzazione all’interno del perimetro del Comune di riferimento viene prevista la creazione di aree commerciali temporanee su aree individuate d’intesa con le amministrazioni comunali».
Container e casette Contestualmente vanno avanti tutte le attività e le procedure necessaria ad assicurare l’assistenza alla popolazione: «Oltre 5 mila persone devono essere assistite, non solo nell’area del cratere. A Norcia e Cascia abbiamo alcune strutture ricettive agibili e potranno essere utilizzate per assistere gli sfollati, attualmente quasi 4 mila persone sono a diretto carico del sistema della Protezione civile, di cui 1.500 sono in alberghi e strutture ricettive, duemila si trovano in strutture dei Comuni e 400 nelle tende» in attesa dei container collettivi e poi delle casette, ossia le soluzione abitative di emergenza. All’assemblea la presidente Marini ha quindi spiegato: «A Norcia e Cascia sono previste aree container che vengono predisposte dal dipartimento nazionale di protezione civile, mentre la Regione si occuperà delle aree per le abitazioni di emergenza fornite comunque dalla protezione civile e da destinare ai cittadini le cui case hanno riportato danni di tipo E» ossia inagibilità totale che richiede ricostruzione pesante e quindi anni. I campi container sorgeranno a Norcia e Cascia, dove verranno poi smontati e sostituiti con le casette, mentre la situazione di Preci è al vaglio. Qui nel cuore della Valle Castoriana si sta valutando la necessità di un villaggio con le soluzioni abitative d’emergenza.
Disegno di legge ricostruzione Poi la Marini anticipa ai consiglieri regionali che la pratica terremoto sarà pesante, impegnerà tutti e richiederà uno sforzo collettivo: «Serviranno momenti di approfondimento importanti tra giunta, assemblea e Commissario per la ricostruzione perché – dice – abbiamo la necessità di fissare le priorità e le procedure attuative della ricostruzione». L’ufficio speciale è stato costituito nei giorni scorsi ma nell’informativa si spiega: «L’assemblea legislativa sarà chiamata ad approntare un disegno di legge in materia urbanistica-edilizia funzionale alla ricostruzione dei paesi più colpiti, come Norcia e Castelluccio. Dovranno essere consentite – mette in fila la Marini – delocalizzazioni alle attività produttive, altre aziende dovranno ristrutturare gli edifici, passando da due a un piano e quindi incrementando le aree edificate». E poi: «Serviranno precise regole sull’adeguamento e miglioramento sismico, il recupero del patrimonio artistico dei centri storici. Completato il censimento delle problematiche urbanistiche ed edilizie che i Comuni segnalano, predisporremo una proposta di legge che porteremo all’attenzione dell’assemblea in vista della ricostruzione pesante nelle zone rosse».
Strade e scuole Capitolo a parte per strade e scuole. Sul primo fronte martedì mattina sono iniziate le ultime operazioni di messa in sicurezza della statale Tre Valli, chiusa al bivio per Preci dal 30 ottobre. Con l’elicottero sono stati calati in cima alla montagna i primi pali e personale a terra sta procedendo alle operazioni di ancoraggio alla roccia in alta quota, dopodiché si fisseranno e tireranno le reti paramassi. L’obiettivo dichiarato di Anas è riaprire tra venerdì e sabato, ferme restando le buone condizioni meteorologiche. Con la riapertura della Tre Valli fino a Norcia si centra il ripristino della principale via di collegamento, ma i danni alla rete stradale sono drammatici: «La situazione è complessa ma tutta la rete viaria da Norcia e Castelluccio dovrà essere ripristinata in via prioritaria per avviare la ricostruzione. Saranno necessari lavori lunghi e molto complessi, sia per i collegamenti con le Marche che per quelli con il resto della regione». E sul fronte scuole: «Dovremo capire quali edifici scolastici delocalizzare e come intervenire su quelli da ripristinare. In questo ambito si interverrà con l’adeguamento sismico: tutti gli edifici che hanno subito danni di ‘tipo E’ dovranno essere sottoposti a questa procedura, che può prevedere anche la demolizione e la ricostruzione».
Mancini, Liberati e Ricci Nel dibattito si è subito inserito Valerio Mancini (Lega) che ha evidenziato: «Serve un diverso approccio della pubblica amministrazione di fronte all’emergenza, occorre andare incontro a chi lavora nei territori colpiti dal sisma perché tante cose sono state fatte ma tante altre restano ancora da fare. La presidente ci dia una relazione scritta su edifici coinvolti, persone fuori di casa, aziende compromesse, riteniamo importante che tutta la popolazione umbra conosca la gravità della situazione della parte di territorio coinvolta dal sisma, per stimolare la vasta solidarietà che ha bisogno di essere raccordata». Poi il capogruppo del M5s, Andrea Liberati: «Dobbiamo perfezionare il meccanismo dell’emergenza che si è rilevato carente, non possono attendersi 7 mesi per le casette, è un insulto per i nostri concittadini. Anche perché – è andato avanti – per i moduli rurali la Regione ha fatto un bando che impone i 30 giorni. Se la Regione c’è riuscita per questi, allora poteva rinunciare al bando Consip per agire velocemente anche sulle casette. I veri operatori dicono che in due settimane le casette sarebbero potute essere disponibili». Nella discussione è intervenuto anche Claudio Ricci: «SDobbiamo aggiornare la mozione unitaria approvata da questa Aula per dare nuove linee dopo il sisma del 30 ottobre che ha cambiato la dimensione del problema. Serve stringere al massimo i tempi per dare una sistemazione adeguata a chi decide di rimanere nel territorio, i container hanno una zona-notte di 15 metri quadrati che non può accogliere più di due persone, per cui credo ci sia l’esigenza di usare quanto più possibile le strutture ricettive e l’autonoma sistemazione».
