di Mar. Ros.

Si sono presentati alla città lo scorso luglio nel corso di una conferenza stampa in via De Filis, poi a riflettori spenti hanno continuato a lavorare insieme e, da tastiera, col resto della città. Sono i ragazzi di Terni valley, il dream team che vuole proporsi come alternativa politica della città mettendo a sistema le potenzialità che offre il tessuto economico e sociale della Conca: «Da quando abbiamo iniziato a diffondere la nostra idea, ispirata alla sinistra progressista, il gruppo è raddoppiato – spiegano -; se prima eravamo in 4 o 5 ad incontrarci periodicamente per impostare le nostre azioni, oggi siamo in undici e alla nostra newsletter si iscrivono in media 4 nuovi utenti ogni settimana».

Terni valley Il loro obiettivo dichiarato sin dall’inizio è quello di creare una nuova classe dirigente per la città, facendo tesoro anche di chi non la vive più; così se lo scorso luglio i giovani ternani (Diego Ceccobelli in primis) mostravano ancora qualche remora a dichiararsi pronti a scendere in campo per la prossima tornata elettorale, ora allentano i freni e finalmente lo ammettono: «Soli se non troveremo nessuno che sposa la nostra idea, insieme ad altri purché ci sia condivisione profonda delle questioni che poniamo». Tra le ‘buone prassi’ proposte da Terni valley: ‘turismo accessibile’ per persone con disabilità, ‘consiglio comunale condiviso’ (con 32 cittadini denominati consiglieri partner), ‘scuola in movimento’ per promuovere capillarmente negli istituti la pratica sportiva e ‘metrominuto’ come piano di mobilità alternativa. Questione di giorni, inoltre, e Terni valley sarà ufficialmente un’associazione.

Le proposte La loro azione di ‘reclutamento militanti’ è avvenuta per passaparola ma anche attraverso il sito Terni valley, dove compaiono le prime proposte del gruppo (formato da giovani di età compresa tra i 25 e i 35 anni) e le interviste che il dream team ha fatto a diversi ternani. Testimonianze di persone giovani e meno giovani che hanno le loro radici a Terni, alcuni dei quali vivono all’estero. Alla domanda ‘qual è il principale difetto della città?’ molti rispondono l’inquinamento, qualcuno l’incapacità di sfruttare il potenziale e c’è anche chi punta il dito contro mentalità assetate di vendetta e poco inclini a costruire cose buone. Quello che senza dubbio colpisce di più però, è la sensazione di un legame indissolubile con la propria città. Chi vive fuori, tornerebbe, chi ci abita non può fare a meno di riconoscere «picchi di genialità ed umorismo assoluto», «accoglienza e integrazione», «vivibilità», «ricchezza di eccellenze», «persone straordinarie e creative», «storia industriale gloriosa, strategica vicinanza con Roma e potenzialità turistiche».

Il rapporto dei ternani con la città Tra le interviste spicca quella a Riccardo Tappo, un videomaker che della sua Terni dice «Siamo autoironici, sarcastici e immuni alla fuffa, al perbenismo e ai vezzi borghesi. È una città operaia e fiera. In più amo le montagne. Ti fanno sentire protetto, quando mi trovo in una città che non ha le montagne intorno mi manca l’aria. Quando in macchina, tornando a Terni, inizio a scorgere i Monti Martani, faccio sempre un respiro profondo. Quando uno straniero mi chiede com’è Terni rispondo sempre che la cosa più bella della mia città è ciò che la circonda: la natura e i borghi medievali. Questo lo dico per non sembrare pazzo, perché in fondo io amo pure l’Ast. Per me è tipo un drago malato, vecchio, ingombrante, di cui non riusciamo a liberarci. Mi piace il degrado ternano, gli stabili abbandonati. Amo Viale Brin, zona concepita per il sottoproletariato che oggi non è più operaio ma straniero. È l’unico posto che mi dà l’impressione di non abitare in una città di provincia ma in una metropoli europea. Il Palazzone e il Grattacielo mi incantano: ci passo davanti una o due volte al giorno e non riesco mai a staccare gli occhi dai balconi, dai panni stesi, dalla gente alla finestra. E’ una zona viva. Mi piace la miriade di lingue che sento ogni volta che vado a prendere il caffè al bar Colorado, comprare i salumi rumeni e quella specie di tuberi che stanno nei negozi gestiti da africani. Nuovi e vecchi ternani convivono senza nemmeno porsi il problema del razzismo, perché in fondo stiamo tutti sulla stessa barca. Pochi giorni fa – conclude – rileggevo un messaggio di una mia amica di Zurigo che frequentò con me l’università a Terni; diceva: ‘mi manca Terni, ha un fascino misterioso e vale la pena lottare per Lei’».

@martarosati28

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