Teatro Verdi

di Stefania Supino

«Più di questo oggi non poteva essere fatto». Con queste parole il sindaco di Terni Stefano Bandecchi ha chiuso lunedì mattina il consiglio comunale ‘aperto’, convocato per discutere la richiesta di variazione del progetto di ricostruzione del teatro Verdi. Un appuntamento atteso – arrivato a 13 mesi dalla petizione popolare che ne aveva sollecitato la convocazione – che non ha sopito le tensioni perché, nonostante i lavori del progetto da 22 milioni di euro siano quasi prossimi al completamento, la polemica è ancora accesa. In sala sono intervenuti il consigliere regionale Enrico Melasecche, il dirigente comunale ai lavori pubblici Piero Giorgini, il Rup Matteo Bongarzone e lo stesso sindaco, insieme agli ospiti che da sempre contestano l’impostazione del progetto.

Polemiche Oltre la contestazione al teatro – cinema postbellico, la polemica avanzata riguarda soprattutto la capienza e l’acustica della struttura. In merito a quest’ultima il sindaco Bandecchi ha rassicurato che i lavori sono stati affidati a esperti del settore e Piero Giorgini specifica che «se n’è occupato il massimo esperto in Italia». La contestazione del comitato investe la struttura stessa nella sua concezione: i critici rivendicano un ritorno al teatro ottocentesco progettato dall’architetto Luigi Poletti e rifiutano il teatro-cinema postbellico. «Il progetto attuale – affermano – dà vita a un teatro ibrido che andrebbe a configurarsi come un esempio negativo da non replicare». Richiesta chiarezza anche sulle dotazioni tecniche previste: «Avrà una dotazione tecnica di base? Cosa è previsto da oggi in poi?».

‘Falso storico’ Sul fronte della capienza, i tecnici hanno chiarito che garantire 1.200 posti nel rispetto delle normative vigenti sarebbe impossibile, mentre lo spazio riservato all’orchestra, assicurano, potrà accogliere almeno 50 musicisti. Il consigliere regionale Melasecche, in risposta alle polemiche, ha respinto l’idea di una destinazione esclusivamente lirica della struttura: «Chi ha stabilito che il teatro debba essere solo lirico? È prosa, ballo e cultura». Riguardo l’ipotesi di un ritorno al progetto ottocentesco di Poletti, Melasecche mette in guardia dal rischio di realizzare un falso storico in cemento armato. A lui si aggiunge anche Giorgini che ha menzionato il ruolo della Soprintendenza, la quale fin dall’inizio «ha impedito il falso storico» perché «non è possibile replicare ciò che non esiste più, a meno che non si tratti di un restauro».

Lavori La realizzazione del nuovo teatro Verdi sarebbe prossima al completamento. Secondo le dichiarazioni di Melasecche, il termine dei lavori è previsto entro l’anno – con la possibilità di anticipare i tempi – e per la primavera del prossimo anno è prevista l’inaugurazione dell’opera. Giorgini spiega che i lavori sono articolati in due stralci: il primo ha raggiunto il 74 per cento di completamento, mentre il secondo – finanziato con 14 milioni del Pnrr e avviato in un momento successivo – si attesta intorno al 44 per cento, con un ritardo nell’esecuzione. Nel complesso, circa il 60 per cento del teatro risulta già realizzato. Bandecchi, a consiglio terminato, risponde all’accusa di chi sostiene che è ormai troppo tardi per intervenire: «Tardi non lo è adesso: lo era già il giorno del mio insediamento, e ancor prima. Il progetto è stato fatto nella maniera più democratica possibile».

Consiglio aperto Riguardo la polemica del ritardo, il consigliere di Alternativa Popolare Sara Francescangeli spiega che la richiesta era pervenuta un anno fa al gruppo di maggioranza di Alternativa Popolare tramite una sottoscrizione popolare di 500 firme, a seguito della quale era stata attivata la conferenza dei presidenti, che aveva ricevuto i firmatari ad aprile 2025. In quell’occasione, ai cittadini ascoltati erano stati illustrati i motivi tecnici per i quali non era possibile accogliere le istanze presentate. A novembre era poi pervenuto l’atto di indirizzo del consigliere Verdecchia, con il quale rinnovava le richieste della petizione – successivamente approdato in consiglio a gennaio – e la conferenza dei presidenti aveva deliberato a febbraio la convocazione di un consiglio comunale aperto. «Considerando i tempi di convocazione di 30 giorni, si era così arrivati a 13 mesi di distanza dall’originale richiesta. Si chiama partecipazione, non è spreco di denaro» ha chiarito Francescangeli.

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