di M. To.
Finirà in tribunale, e non si esaurirà nella sala del consiglio comunale, l’ultimo attacco di Enrico Melasecche – consigliere comunale del gruppo ‘I love Terni’ – nei confronti del sindaco, Leopoldo Di Girolamo: «Le sue affermazioni su un presunto sistema politico affaristico, collegato a quello che sta venendo alla luce nella inchiesta Mafia Capitale che sarebbe stato messo in piedi nella nostra realtà che vedrebbe in campo società partecipate del Comune e cooperative ternane di livello nazionale con una presunta inerzia degli organi dello Stato a partire dalla Prefettura e dalla Magistratura, sono offensive e calunniose», dice il sindaco
La denuncia «In tutti questi anni, malgrado le affermazioni non veritiere che in più occasioni sono state rivolte verso l’azione politica ed amministrativa del Comune di Terni, ho sempre evitato di ricorrere alla magistratura a tutela della mia onorabilità, di quella delle persone che collaborano con me e di chi, in consiglio comunale discute e decide in piena trasparenza e responsabilità sugli atti che interessano la nostra comunità. Ma ora il consigliere Melasecche ha passato il segno e per questo ho dato mandato ad uno studio legale di procedere nei suoi confronti con denuncia alla magistratura».
Lo sfogo Di Girolamo è un fiume in piena: «L‘azione politica da me condotta è stata sempre ispirata al massimo rigore e trasparenza, come provato dalla rinuncia a qualsiasi emolumento nell’espletare le mie numerose funzioni pubbliche, ai benefit (dai giornali alle trasferte che pago di persona), alle consulenze o incarichi ad personam. Per quanto riguarda le partecipate abbiamo messo in atto un regolamento per le nomine ed abbiamo lavorato al loro efficientamento e valorizzazione, come testimoniato anche dalle risultanze del commissario Cottarelli».
I controlli Per quanto riguarda gli atti amministrativi, spiega ancora il sindaco, «abbiamo costituito, come prevede la legge, il Nucleo anticorruzione, ma per garantire il maggior controllo possibile, abbiamo elevato dal 10 al 20% la quota di atti da verificare. Abbiamo affidato i servizi secondo gare europee, evitando il meccanismo del massimo ribasso, che favorisce l’ingresso di imprese con capitale di dubbia provenienza e, come nel caso della gara per l’affidamento della raccolta e trasporto dei rifiuti, l’abbiamo fatto con la piena partecipazione e consenso di tutti i sindaci del territorio provinciale. Per quanto riguarda poi il controllo sulla penetrazione di associazioni criminali nel nostro territorio, pur essendo presente il rischio, nelle innumerevoli riunioni del Comitato per l’ordine e la sicurezza, le forze dell’ordine hanno sempre escluso una presenza organica delle stesse e hanno sempre reagito con energia e professionalità ai tentativi di infiltrazione nel nostro territorio e nella nostra regione, come dimostrano anche le notizie di stampa di oggi sul contrasto alla ‘Ndrangheta».
Gli atti La documentazione «comprovante il corretto operare della mia persona e della amministrazione comunale – conclude il sindaco – sarà esibita alla autorità giudiziaria, per evidenziare la falsità delle affermazioni per le quali è stato dato mandato legale nei confronti di Enrico Melasecche».
Il Pd Sulla vicenda interviene anche il segretario comunale del Pd, Andrea Delli Guanti: «Il consigliere Melasecche, con le sue pesanti accuse nei confronti del sindaco Di Girolamo e della classe dirigente ternana, in relazione alle vicende di infiltrazioni mafiose nell’amministrazione romana sotto la guida dell’ex sindaco Alemanno, non fa altro che coprire di ridicolo sé stesso. Chi sa non rilascia comunicati stampa omertosi; circostanzia fatti e nomi, si assume le sue responsabilità. Curioso poi che fu proprio lui tra i più agguerriti sostenitori, soltanto due anni fa, di un referendum che permettesse a Terni di staccarsi dall’Umbria per finire proprio nella Regione Lazio, mentre Roma era guidata da Gianni Alemanno e la Regione era ancora in mano a Renata Polverini, costretta poi alle dimissioni per le vicende relative alla sua lista elettorale, ai suoi consiglieri regionali ed in particolare al capogruppo Fiorito. Melasecche si diceva convinto che portare Terni nel Lazio sarebbe stato l’inizio di una sorta di resurrezione cittadina. E proprio lui oggi vorrebbe puntare il dito contro qualcun altro? Forse le recenti festività gli hanno fatto credere di poter tornare immacolato, ma la città non dimentica ed il M5S forse dovrebbe, nella sua furia inquisitoria, smettere di seguire in terreni melmosi personaggi come Melasecche».
