La Provincia di Terni a rischio soppressione

di Daniele Bovi

Per «salvare» la Provincia di Terni ci vogliono 116 mila abitanti e 378 chilometri quadrati, oppure un sì del governo all’emendamento «salva Terni» proposto da alcuni senatori Pd. Secondo i criteri fissati venerdì mattina dal Consiglio dei ministri per il «riordino», leggi tagli e accorpamenti, delle Province italiane, per sfuggire al taglio occorrono almeno 350 mila abitanti e 2.500 chilometri quadrati. Su 107 se ne salvano 43. Quella di Terni (2.122 chilometri quadrati e 234 mila abitanti) è quindi sotto la lama della mannaia di Roma. Mannaia che lascerebbe l’Umbria con una sola Provincia il cui territorio corrisponderebbe a quello della Regione. Un pasticcio per risolvere il quale ora partirà il confronto proprio coi territori. Come spiegato dall’assessore regionale agli Affari istituzionali, Gianluca Rossi in una recente intervista a Umbria24, è da questo momento in poi che la politica umbra, insieme al governo, dovrà trovare una soluzione per evitare il pasticcio.

Palla al Cal L’esecutivo nei prossimi giorni trasmetterà la deliberazione al Cal (il Consiglio delle autonomie locali costituito dai rappresentanti degli enti territoriali) che dovrà poi, insieme alla Regione, formulare la proposta. Secondo quanto riferito venerdì dal ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi, il governo adotterà la legge che conterrà le decisioni entro la fine dell’anno. Negli auspici di Rossi, e non solo, la soluzione per uscire dall’impasse è quella di un riequilibrio con alcuni territori del Perugino che dovranno, per forza di cose, passare in zona Terni per rispettare i requisiti fissati dal governo. Un percorso minato viste le prevedibili resistenze locali che un meccanismo del genere potrebbe innescare.

L’emendamento Per evitare questa corsa a ostacoli istituzionale il grimaldello potrebbe essere quello dell’emendamento «salva Terni» presentato in commissione Bilancio da alcuni senatori Pd (Ferrante, Fioroni, Chiurazzi, Bubbico e Antezza), primo firmatario l’umbro Mauro Agostini. Il concetto è semplice semplice: nel riordino complessivo che il governo sta predisponendo «non può determinarsi – è scritto nel testo – la coincidenza tra istituzione regionale e unico ambito provinciale». Il breve emendamento andrà in commissione Bilancio lunedì e martedì dovrebbe essere votato. La soluzione Agostini raccoglie i consensi del segretario regionale del Pd Lamberto Bottini e dell’assessore Rossi: «E’ un emendamento – dice Rossi – che ben rappresenta la posizione della giunta regionale». «L’auspicio – prosegue – è che su questo emendamento si raggiunga un consenso bipartisan e che il testo proposto venga fatto proprio dello stesso Governo. Esso infatti rappresenta la migliore risposta alle problematiche che verrebbero a determinarsi, ad esempio in Umbria, con la soppressione della Provincia di Terni».

Competenze e reazioni Le Province sopravvissute, secondo quanto stabilito dal Consiglio dei ministri, eserciteranno le competenze in materia ambientale, di trasporto e viabilità (le altre competenze finora esercitate dalle Province vengono invece devolute ai Comuni, come stabilito dal decreto «Salva Italia»). «L’Umbria – commenta il presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi – sarà siuramente più povera dopo aver perso l’amministrazione provinciale di Terni. Ritengo sia un errore non riconoscere la storia e la tradizione dei vari territori». Da parte sua invece il diretto interessato, il presidente di quella di Terni Feliciano Polli, in attesa di leggere il testo sostiene che «in Umbria si crea l’assurdo di un’unica Provincia. Mi auguro – dice – che il Parlamento possa modificare alcune impostazioni, per le situazioni che mortificano regioni come l’Umbria. Occorre dare un senso di maggiore razionalità a una riforma, quella della pubblica amministrazione e delle Province, che va fatta ma che così è veramente sballata».

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