Lorenzo Carletti, segretario del Prc

di M. To.

Un esposto sul voto amministrativo del 25 maggio. A presentarlo, al prefetto Bellesini, è stata Rifondazione comunista, che invita lo stesso prefetto a farsi portavoce presso il ministero dell’interno, delle numerose segnalazioni dei nostri rappresentanti di lista riguardo le problematicità dello scrutinio del voto, riferite, in particolar modo, all’applicazione e all’interpretazione del voto disgiunto.

LO SPECIALE ELEZIONI

La denuncia Lorenzo Carletti, segretario di Rifondazione comunista – e candidato a sindaco, il 25 maggio ha ottenuto 1.533 preferenze, il 2,64%; mentre la lista ne ha conquistati 1.547, il 2,69% – denuncia che «i nostri rappresentanti di lista, nello svolgimento dello scrutinio delle schede elettorali relative alle elezioni comunali, hanno riscontrato, nella quasi totalità dei seggi dove erano presenti, problemi con l’interpretazione e l’assegnazione del voto disgiunto».

Le schede I rappresentanti di Rc, dice Carletti, «segnalano decine e decine di schede in cui gli elettori hanno scritto il nome di candidati della lista di Rifondazione comunista, correttamente nello spazio accanto al simbolo del partito, barrando poi un’altra lista (prevalentemente Pd e Movimento 5 Stelle), con l’evidente intento di votare un diverso candidato sindaco. Queste schede sono state assegnate, come previsto dalla normativa, al partito sul cui simbolo era stata posta la croce, al candidato sindaco ad esso collegato, mentre le preferenze ai nostri candidati sono state ritenute nulle».

Le regole A giudizio del segretario di Rifondazione comunista, «questi casi si sono verificati per la non chiarezza delle modalità con le quali praticare l’istituto del voto disgiunto.  Una norma, purtroppo, non così conosciuta come si crede, come abbiamo potuto constatare anche da nostra consultazione, ed anche di difficile applicazione, visto l’esiguo spazio destinato, nella scheda elettorale, ai nomi dei candidati sindaco».

I dubbi Un errore, insiste Lorenzo Carletti, «che mette in forte dubbio il rispetto della volontà dell’elettore e la correttezza e validità del risultato finale. Va ricordato che Rifondazione comunista vede preclusa la possibilità di eleggere un proprio rappresentante, nel consiglio comunale di Terni, per soli 170 voti».

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