di Marco Torricelli
La faccenda è cominciata a palazzo Spada, nove anni fa. Ma ha buone probabilità di proseguire in un altro palazzo. Quello di giustizia. La ‘saga’ tra il capogruppo regionale di Forza Italia, Raffaele Nevi e il Movimento 5 Stelle, fa infatti segnare una brusca accelerazione.
L’accusa E così, mentre gli esponenti dei vari partiti sono in giro per sparare le ultime cartucce di una campagna elettorale che nelle ultime ore si è fatta cattiva, Matteo Mercuri, considerato l’esperto in economia del meetup ternano del M5S, lancia quello che considera un ‘siluro’ nei confronti di Nevi: «C’è chi con i compagni si fa un selfie – dice, facendo riferimento alla foto in cui la candidata sindaco Angelica Trenta è ritratta insieme al candidato di Rifondazione comunista, Lorenzo Carletti – e chi ci vota insieme in maniera ‘non disinteressata’».
I fatti L’accusa che viene rivolta a Raffaele Nevi è quella di aver votato, l’11 aprile del 2005, quando era consigliere comunale, a favore del piano attuativo di iniziativa privata per il nucleo residenziale di espansione in località Cospea alta, compreso nel piano particolareggiato della zona Polymer, approvato nel 1987.
Conflitto di interessi Secondo il M5S, il voto di Raffaele Nevi non sarebbe stato disinteressato perché quel piano attuativo era stato presentato «dalle ditte Immobiliare Petrollini, Franceschini, Albert, Nevi, ed altri». Ecco, appunto: secondo il Movimento 5 Stelle, Nevi propone e Nevi approva. Quella sarebbe la ‘pistola fumante’. La prova inconfutabile. «Raffaele Nevi – rincara la dose Mercuri – venne eletto consigliere regionale il 5 aprile del 2005. Si dimise da consigliere alcuni giorni dopo aver approvato la delibera dell’11 aprile. Ecco le larghe intese».
Nevi Lui, Raffaele Nevi, all’inizio la prende bene: «Credo che siano poco e male informati – dice – perché la mia famiglia, che era proprietaria dell’area che rientrava in quel progetto, l’aveva ceduta alla ditta Petrollini e lo aveva fatto addirittura anni prima che io diventassi consigliere comunale. Tanto che l’atto pubblico di cessione risale al 2001. Conosco molto bene i regolamenti degli enti locali e ricordo che quando si votò quel provvedimento ne discussi con l’allora segretario comunale proprio per chiarire la cosa».
Mercuri L’esperto di economia del M5S ternano, però, non è soddisfatto: «A parte il fatto – dice Matteo Mercuri – che se uno ha un terreno agricolo, può anche venderlo ad un prezzo più alto del previsto, garantendo che poi a quel terreno verrà cambiata la destinazione d’uso. Ma anche volendo escludere ipotesi del genere, resta il fatto che quella, magari non essendo un’operazione illegittima, resta politicamente scorretta».
La denuncia Inevitabile tornare a chiedere a Nevi. Che stavolta la prende meno bene: «A questo punto non si tratta solo di essere poco e male informati – replica – visto che la destinazione d’uso di quelle aree era stata stabilità dal piano regolatore del 1972, ma ritengo che qui ci sia davvero di peggio e credo proprio che, se il signor Mercuri dovesse insistere con queste argomentazioni, sarò costretto a denunciarlo».
I social Inutile dire che, pubblicata su Facebook, la sortita ha fatto presto ad essere ‘rilanciata’ e commentata: si va da un ‘compagni di merende’ ad altro, decisamente più pesante nei confronti di Raffaele Nevi: «Io, per ora, non ho nulla da aggiungere – taglia corto Nevi – e prenderò visione di tutto quello che viene detto, scritto e pubblicato su questa storia che, ribadisco, nella migliore delle ipotesi è frutto di scarsa conoscenza dei fatti. Se mi si calunnierà, ovviamente si dovrà essere pronti a risponderne in tribunale».

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