«Ha un valore culturale, formativo e di aggregazione di giovani, è un’esperienza educativa fatta di spettacoli teatrali, radiodrammi, letture, mostre ed altre significative iniziative culturali su tematiche fondamentali di impegno civile». Così Sandro Piccinini e Valeria Masiello consiglieri Pd parlano del progetto Mandela, destinato a scomparire sempre per mancanza di spazi, problema che ha spinto la direttrice artistica Irene Loesch a presentare le dimissioni. I due consiglieri non riescono proprio a digerire l’epilogo annunciato e per tentare di scongiurarlo hanno presentato un’interrogazione alla giunta di Terni.
Progetto Mandela nel Caos «Il Comune di Terni può mettere a disposizione del progetto Mandela i propri spazi, oggi poco utilizzati, situati in altre zone del centro cittadino o addirittura un po’ più in periferia come ad esempio alcune sedi delle ex circoscrizioni – suggeriscono nel documento -, Palazzo Spada e la Provincia possono e devono comunque aprire un tavolo con altri istituti scolastici e scuole per valutare se esistono altre soluzioni da percorrere per non disperdere tale significativa esperienza».
Interrogazione Piccinini e Masiello Tra le proposte griffate Piccinini e Masiello anche l’apertura di una sottoscrizione cittadina per mantenere i costi relativi all’ utilizzo dei locali disponibili, qualora questi ultimi fossero individuati. Intanto alla giunta i consiglieri dem hanno chiesto di attivare tutti i percorsi e le iniziative necessarie affinché venga mantenuta e, se possibile, rivalutata positivamente l’iniziativa, di alto valore culturale, artistico, formativo e sociale del progetto Mandela.
Rifondazione comunista Sul caso interviene anche Lorenzo Carletti di Prc: «Il governo della città è sordo e miope, ma non sta certo al Galilei risolvere la questione. Terni è una fatiscente cattedrale nel deserto, in cui da mesi si parla di potenziamento delle offerte e delle strutture per accedere ai fondi Mibact nell’ambito del progetto Capitale italiana della cultura, ma è solo un’ operazione di facciata e di marketing istituzionale completamente inadeguata – questo il pensiero di Lorenzo Carletti segretario del partito di Rifondazione comunista -. L’annunciata chiusura del progetto Mandela – spiega -suona come un ulteriore de profundis di una gestione delle risorse culturali totalmente inetta».
