di Marta Rosati e Massimo Colonna

«Qui sembra un film di Sorrentino». E in effetti la scena che si presenta al sindaco Latini appena entrato in sala capigruppo è abbastanza surreale: caldo atroce, cronisti sdraiati sul divano ‘comunale’, bottigliette d’acqua in giro e l’assessore Bertocco che è appena inciampata su uno dei cuscini, per fortuna senza conseguenze e anzi con il sorriso sulle labbra. Il tutto durante l’infinita pausa dei lavori del consiglio, con i dipendenti che hanno dovuto «organizzare le macchine» per andare a fare le fotocopie fuori «perché l’incaricato oggi è in ferie».  Ci mancava solo il black out delle 16. Insomma scene che avrebbero fatto comodo a qualche film del regista napoletano.

Come si vota? Una prima giornata di lavori iniziata non troppo bene dal punto di vista dell’efficienza amministrativa. «Si sente puzza di bruciato», avvisa Melasecche mentre il sindaco sta per parlare, riferendosi ad un suono continuo che arriva dall’impianto acustico. «Tutto ok», fanno cenno i curatori della sala. Poi però salta l’audio e i microfoni vanno giù. Imbarazzo per consiglieri e assessori all’esordio: «Dove mi siedo?», è la domanda dei primi minuti, seguita più tardi dal più sofisticato «Come facciamo per votare?», «Schiacciate il bottone, quello che più vi aggrada», risponderà secco Giuseppe Aronica, il segretario generale oggi più che mai nelle vesti di insegnante alle prese con alunni al primo giorno di scuola. Nel frattempo primo turno di chiamata al voto: «Massarelli», chiama l’addetta. «Masselli», rispondono in coro i consiglieri di maggioranza correggendola. «Scusate».

Fotocopiatrice e boicottamento Poi all’improvviso scoppia il caso fotocopiatrice: quasi due ore di stop ai lavori «perché manca l’incaricato», dirà qualcuno, «perché è troppo caldo e non funziona la macchina», proverà poi a sostenere qualcun altro. I lavori riprenderanno, l’opposizione chiede spiegazioni su un passaggio e la Leonelli, della Lega, parla di «boicottamento», ripetuto due volte. Qualche faccia strana e poi Filipponi, del Pd, la riprende: »Si dice boicottaggio», salvo poi inciampare lui stesso quando afferma che «il Pd lavorerà nel suo ruolo in maggioranza». Risate bipartisan. Poi il secondo turno di chiamate al voto: «Massarelli», di nuovo. «Masselli», risponde sconsolato il consigliere. Emanuele Fiorini della Lega, nel ruolo di presidente, dice: «Parola al presidente» ma è il segretario che deve parlare. Spiritoso e velenoso al punto giusto quando al dem Orsini dice: «Eravate in maggioranza, siete rimasti in cinque; alle prossime elezioni finirete a zero».

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