L'assessore Sandro Piermatti

di Francesca Torricelli

Un po’ come la storia della mano destra che non sa cosa faccia la sinistra. Ma forse, qui, è peggio. Il presidente del consiglio comunale, Giorgio Finocchio (Pd) ha, più o meno, accusato l’amministrazione comunale di essersi lasciata sfuggire dei finanziamenti relativi al contratto d’area e l’assessore allo Sviluppo economico, Sandro Piermatti (Pd pure lui) non l’ha presa bene.

Lo stupore L’assessore attacca dicendo di aver appreso «con stupore quanto dichiarato dal presidente del consiglio comunale in relazione a un presunto immobilismo del comune sull’eventuale possibilità di ricevere fondi non utilizzati per quanto riguarda il contratto d’area. Si tratta di una notizia priva di fondamento che denota, tra le altre cose, una scarsa conoscenza degli strumenti della programmazione negoziata».

La replica Nelle affermazioni di Finocchio, secondo Piermatti, «si fa estrema confusione sui vari strumenti di programmazione negoziata. Non è la stessa cosa parlare di contratti d’area, patti territoriali e accordi di programma. Il contratto d’area, unico contratto ad essere approvato per l’area centro-nord – precisa l’assessore – aveva delle specificità ben precise relative, in primo luogo, alla verticalizzazione dei processi produttivi e alla competitività territoriale ad essi collegati. Le opere infrastrutturali, ad esempio le aree industriali, furono sostenute da altri finanziamenti di carattere comunitario».

La stoccata Ma è alla fine del ragionamento dell’assessore che, forse, emerge il vero motivo del contendere: «Ognuno di noi che svolge ruoli pubblici, in questo periodo di estrema crisi di lavoro e di risorse – scandisce Piermatti – dovrebbe, prima ancora di cercare il sensazionalismo della notizia, vagliare con attenzione le possibilità e le reali opportunità. Far passare il concetto che c’è un’amministrazione che perde occasioni di finanziamento e sviluppo per la città, può raccogliere facili plausi nell’immediato, ma di certo, alla lunga, non contribuisce al reale sviluppo della città stessa».

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