Sono molto pesanti i danni inflitti dal breve ma violento temporale che, giovedì pomeriggio, si è abbattuto anche sul Golf club di Perugia, nella zona di San Mariano. Almeno una ventina, secondo quanto racconta a Umbria24 Andrea Ginocchietti, della direzione della struttura, tra le quali anche querce secolari. Secondo i dati delle centralina di San Mariano di LineaMeteo, la più vicina al Golf club, nel pomeriggio le raffiche hanno superato gli 82 chilometri orari.
FOTOGALLERY: GLI ALBERI SRADICATI AL GOLF CLUB
I danni «In pochi minuti – dice Ginocchietti – sono state abbattute almeno venti piante, tra le quali anche querce secolari anche di 2-300 anni. È davvero una cosa molto brutta e triste veder sdraiati così tanti alberi nel giro di così poco tempo; vengono meno dei punti di riferimento». Oltre alle querce, sono stati abbattuti anche dei pini marittimi. Per ora non sono stati registrati altri danni alla struttura che, ovviamente, nella giornata di venerdì rimarrà chiusa. Per quanto riguarda il weekend, momento di massimo afflusso degli sportivi, Ginocchietti spiega che si proverà a riaprire almeno una parte del percorso, «ma la priorità rimane quella di mettere in sicurezza rami e piante pericolanti».
San Sisto Nella vicina San Sisto, dove in via Pergolesi un albero è caduto danneggiando anche uno dei nuovi semafori del Brt, sempre secondo le centraline di LineaMeteo sono caduti dai 9,1 ai 9,7 millimetri di pioggia in una manciata di minuti; uno dei tanti eventi estremi imputabili al cambiamento climatico. I video con le strade allagate hanno fatto subito il giro dei social, con annesse polemiche per il fatto che nel quartiere è stato da poco installato il nuovo – e decisamente più grande – collettore fognario.
Manutenzione e limiti fisici Pulire i tombini e progettare sistemi al passo coi tempi sono sicuramente due ottime prassi; il problema è che nessun tubo avrebbe potuto reggere una tale quantità d’acqua concentrata in così poco tempo. In un’ora dieci millimetri non sarebbero un problema, in pochi minuti si tratta di un muro d’acqua che cade su un territorio urbanizzato dove asfalto e cemento impediscono al terreno di assorbire alcunché; e per quanto ampio possa essere il collettore sotterraneo, esiste un limite fisico invalicabile alla quantità di liquido che può transitare in un determinato intervallo di tempo. Per capirlo basterebbe fare un test con un lavandino di casa.
Un’enormità «Più di nove millimetri di acqua in pochi minuti – spiega a Umbria24 il professor Renato Morbidelli, che insegna Costruzioni idrauliche e marittime e idrologia al Dipartimento di Ingegneria civile e ambientale dell’Università di Perugia – sono un’enormità che non può essere gestita dalla rete di drenaggio. Non si potrebbe mai progettare un sistema per reggere a quel fenomeno; questo è il clima che ci siamo ritagliati e ora ce lo dobbiamo tenere».
Il compromesso Morbidelli sottolinea che i sistemi di drenaggio urbani vengono dimensionati attraverso scelte che sono frutto di un compromesso, accettando che andranno in crisi nel giro di alcuni anni e pensando al cosiddetto tempo di ritorno: «Per una diga – spiega – pensiamo a 2mila anni, per una fogna a un tempo decisamente minore. Potremmo fare dei sistemi per resistere a qualunque tipo di evento ma costerebbero una tombola».
I palliativi Molti dei sistemi attuali, al di là di San Sisto, sono stati pensati quando il territorio era molto meno urbanizzato e più permeabile. Se risolvere la situazione alla radice è sostanzialmente impossibile, qualcosa per mitigare l’impatto del new normal climatico e della frequenza sempre più elevata di eventi estremi, si potrebbe fare: «Teniamo conto – premette il professore – che si tratta comunque di palliativi. Ad esempio possiamo fare in modo che i nuovi parcheggi siano realizzati non in asfalto ma con materiali permeabili e filtranti, così come le aiuole». In alcune realtà poi sono state pensate «vasche di laminazione e di accumulo – magari in zone di verde semi-abbandonato e vicine a dei canali – grazie alle quali gestire in modo più controllato l’acqua. Ovviamente per tutto servono soldi e non chiacchiere, in primis per sostituire reti vecchie di decenni». Per capire che è il tempo di agire e programmare basta aprire la finestra.
