Era prevista per lunedì pomeriggio la terza votazione per le ex circoscrizioni, oggi consulte di partecipazione territoriale, ma è mancato il numero legale, certamente non per caso. Stavolta sarebbe stato sufficiente l’ok a maggioranza semplice ma dopo l’annuncio del dem Michele Pennoni, che ha detto non voterà a favore, il piano di approvazione dello schema proposto è saltato. Al momento di entrare nel vivo della discussione, il capogruppo Pd Andrea Cavicchioli ha chiesto una sospensione di seduta, il confronto nella saletta adiacente non è bastato a mettere a posto le cose: è mancato il numero legale e tutti a casa per cena.

Consulte di partecipazione a Terni Sui banchi della massima assise cittadina tornerà comunque in discussione lo stesso testo respinto per ben due volte, quello che in commissione si è tentato di rimescolare e rimaneggiare col benestare dei Cinque stelle e dell’opposizione in generale, ricominciando così l’iter dalla votazione numero uno: tentativo fallito e ora il ritorno delle ex circoscrizioni dipende dalla scelta del consiglio. L’atto prevede dei ‘consigli di quartiere’ con potere propositivo ma ‘senza portafoglio’ composto di membri nominati dai partiti politici, in numero proporzionale alla rappresentanza di ciascuno di essi in consiglio comunale. Pennoni, che a inizio legislatura si era convinto fosse questa una buona soluzione, a distanza di tanto tempo la trova anacronistica e in qualche modo il consigliere teme il boomerang. Le consulte cioè non avendo potere alcuno di gestire denaro, rischiano secondo l’esponente dem, di diventare ‘covi di lamentele e segnalazione capillare dei problemi’, magari pure con belle proposte ma senza la certezza che queste possano trovare accoglimento da parte dell’amministrazione.

Michele Pennoni rifiuta il vecchio sistema «La presentazione di questo atto risale all’inizio della consiliatura – spiega Pennoni – quando dopo pochi mesi dalla fine (obbligata dalla legge) dell’esperienza delle circoscrizioni, si è pensato di tappare una falla nel sistema partecipativo cittadino attraverso l’introduzione delle consulte di partecipazione. Risalire subito in sella tornando a fare ricorso a quanto si era appena lasciato, sebbene privato di poteri esecutivo-gestionali, per evitare il dissolvimento di una eredità così importante e utile, aveva fatto credere a tutti, anche a me, di poter trovare rapidamente una soluzione ampia, appoggiata da tutte la parti politiche, proponendo ad inizio mandato, con davanti quattro anni di esercizio pieno, l’istituzione delle consulte territoriali, cioè quanto di più legalmente aderente al modello appena abbandonato. Nonostante le migliori intenzioni dei proponenti però sono subito emerse difficoltà nella gestazione delle consulte». Ricorderete senz’altro i tentativi dell’opposizione di costituire le consulte dietro elezione e lo spettro dei 120 mila euro necessari.

Almeno un outsider in maggioranza «È passato troppo tempo senza che gli sforzi di condivisione siano serviti per una proposta esaustiva – commenta oggi Pennoni – un periodo servito a far emergere limiti e criticità del modello e a far ben comprendere che le circoscrizioni mancano ma che non possono più tornar, i modelli partecipativi devono trasformarsi. Grazie alla diffusione dei dispositivi on-line, le informazioni locali aumentano e con la diffusione aumenta la discussione, innalzando positivamente, tono e profondità del dibattito dimostrando che il desiderio di partecipazione dei cittadini non sta diminuendo ma al contrario crescendo e allora basterà potenziare strumenti già esistenti come ad esempio la condivisione dell’amministrazione tramite il Regolamento Beni Comuni e attraverso la piattaforma Prendoparte, pensando di dover importare innovazione nella partecipazione aprendosi a soluzioni nuove e magari ricercando sinergie istituzionali con chi della ricerca fa il suo mestiere, per esempio l’Università». Cosa sia avvenuto in riunione di maggioranza non è dato sapersi ma il fatto che sia mancato il numero legale lascia pensare che Pennoni, almeno per il momento. non sia l’unico outsider.

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