Enrico Melasecche (foto archivio F.Troccoli)

Si accende lo scontro politico dopo la notizia dell’ipotesi di vendita dell’ex Foresteria da parte del Comune di Terni. Ad intervenire sulla vicenda è Enrico Melasecche, consigliere comunale di minoranza del gruppo ‘I Love Terni’. «La giunta non può pensare che la Fondazione Carit sia un bancomat».

Attacco alla giunta «Tutti a Terni conoscono la storia dell’ex foresteria – scrive Melasecche – luogo del potere della vecchia Terni che per oltre un secolo ha rappresentato per questo territorio il centro focale di gran parte degli interessi che si muovevano in città. Ma era per la nostra comunità qualcosa di più. Il luogo recondito, chiuso agli sguardi di tutti, dell’alta dirigenza che spesso veniva da lontano. Costituiva uno dei simboli quindi di cui la città si era appropriata ai tempi della Giunta Ciaurro che l’acquistò non come orpello architettonico, ma come luogo del rilancio di Terni Città Universitaria».

Speranze perse «Persa ormai ogni speranza – prosegue la nota – che Terni si potesse consolidare come città universitaria, questa amministrazione decide di osare persino l’inosabile, vendere cioè uno dei gioielli su cui la giunta di cui rivendico l’appartenenza aveva investito. Nonostante le nostre ripetute sollecitazioni mai vi è stata trasferita una sede del polo universitario, nè la giunta Raffaelli nè quella Di Girolamo hanno ascoltato i nostri consigli.  Il sindaco Di Girolamo passerà alla storia prima per avervi insediato, in vece del cuore pulsante dell’università, il centro sociale del compagno Mario Andrea Bartolini, cui segue, a pochi mesi di distanza, la vendita ad una fondazione sempre più considerata quale proprio bancomat, a copertura di errori, di spese assurde, come quella ripetuta sulla fontana di piazza Tacito, trattata per oltre un decennio come una pattumiera».

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