Mario Giovannetti (foto F.Troccoli)

di Marco Torricelli

L’impressione è che, stavolta, non ci sarà nessun bis. Mario Giovannetti ha mollato la segreteria provinciale del Pd e se, due anni fa, fece marcia indietro, difficile ipotizzare che la cosa si ripeta.

La mail Un messaggio di posta elettronica, inviato al segretario regionale, Lamberto Bottini – che, per la cronaca, lo aveva anticipato nelle dimissioni – alla presidente dell’assemblea provinciale del partito, Roberta Isidori e a tutti i membri dell’assemblea stessa. Un messaggio breve e charo: «Sono venute meno le condizioni minime per poter svolgere il mio mandato», che certifica lo stato di disagio – divenuto sempre più evidente nelle ultime settimane – che regna nel Partito democratico, tanto che anche il segretario dell’assemblea comunale, Alberto Pileri, aveva fatto intendere, a più riprese, di star valutando l’ipotesi di percorrere, a sua volta, la strada delle dimissioni.

L’assessore Inutile girarci intorno: sulla decisione di Giovannetti, oltre che il dibattito che sta imperversando all’interno del partito, ha pesato e non poco la polemica che si è innescata intorno alla nomina del nuovo assessore regionale, che prenderà il posto di Gianluca Rossi, di recente eletto senatore. Una polemica che ha visto Giovannetti contrapporsi alla presidente della Regione, Catiuscia Marini, ma anche ad altre anime del partito ternano: mentre l’ormai ex segretario avrebbe forse preferito puntare su una figura proveniente dalla così detta ‘società civile’, c’è un fronte, che fa riferimento ad una sorta di triade, composta dal sindaco, Leopoldo Di Girolamo; dal segretario comunale, Andrea Delli Guanti e dallo stesso senatore Gianluca Rossi, che punterebe su una figura interna al partito e, in particolare, a Fabio Paparelli.

Gli scenari Diverse le ipotesi che si accavallano e una certezza, che è quella relativa alla necessità – peraltro evidenziata con forza dai giovani attivisti in questi giorni – di ridare un volto ed un anima al Partito democratico ternano. E di avviare un profondo ricambio generazionale. Tra le ipotesi c’è quella di affidare la guida, fino ai congressi che dovrebbero svolgersi in ottobre, sempre che non si decida di anticipare i tempi, ad una sorta di ‘comitato di reggenza’ o, addirittura da un reggente unico – c’è chi sussurra il nome di Carlo Emanuele Trappolino – con il rischio, però, di candidarlo al sacrificio proprio al congresso.

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