«Siamo stati letteralmente cacciati dall’aula». «Dichiarazioni che non hanno nessun riscontro». Non si placano le polemiche a Terni sul consiglio comunale ‘caldo’, quello in cui il sindaco Leopoldo Di Girolamo ha relazionato sull’operazione Spada che ha visto finire 16 persone, tra cui anche esponenti di Palazzo Spada, iscritte nel registro degli indagati. Oltre alle polemiche politiche ecco anche la denuncia da parte del senatore del Movimento Cinque Stelle, Stefano Lucidi, il quale in una nota spiega di essere «stato cacciato dall’aula». Una ricostruzione negata invece dallo stesso Di Girolamo, che mercoledì pomeriggio ha diramato una nota sul sito ufficiale del Comune per spiegare anche questo fatto.

La denuncia «Durante un acceso consiglio comunale – si legge nell’intervento del senatore Lucidi – il portavoce del sindaco, Moreno Rosati,  ha apparentemente assunto su di sè delle funzioni che non dovrebbero competergli. Come si vede da video che circolano nel web e nei social, ad un certo punto e senza motivo, perché io, il consigliere Liberati e alcuni attivisti eravamo disposti da tempo nella parte laterale del consiglio comunale, Rosati ci ha letteralmente cacciati dalla sala alla presenza di un vigile urbano, forse intimidito dalla sua carica istituzionale».

I video Il momento descritto è quello in cui in consiglio si è acceso un parapiglia che ha visto coinvolto il consigliere del Pd Sandro Piccinini, il quale ha tentato, bloccato da diverse persone, di raggiungere una delle persone che in quel momento si trovavano nell’aula per un diverbio nato proprio in quel frangente. «Da notare – prosegue Lucidi – che eravamo in quella parte della sala da tempo, e che quello spazio viene destinato ai cittadini in caso di grande affollamento, quindi legittimamente, stavamo assistendo al consiglio comunale. Addirittura, come si vede in alcuni video, vengo letteralmente spinto fuori, e questo è molto grave perché un cittadino che viene spinto fuori da un consiglio comunale mentre non sta facendo assolutamente nulla è davvero un fatto clamoroso».

La replica del sindaco Di tutt’altro tenore invece la ricostruzione che arriva dal Comune. A prendere posizione sul consiglio in generale e su questo episodio nello specifico, è direttamente il primo cittadino. «Avverto la necessità di ringraziare tutti coloro che si sono adoperati affinché la seduta del consiglio comunale di lunedì scorso si sia potuta svolgere in un contesto di correttezza amministrativa e sostanziale. Un particolare ringraziamento va alla presidenza dell’assemblea cittadina, alla segreteria, ai vigili urbani, ai dipendenti comunali che hanno dato il loro contributo in tal senso. Esprimo solidarietà a quei consiglieri che si sono sentiti particolarmente feriti da quelle accuse qualunquiste, offensive, non veritiere che sono arrivate da una contestazione organizzata e tesa a paralizzare l’attività della massima assemblea cittadina. A fronte delle provocazioni, degli show, della semina dei giocattolini, aver risposto con rispetto delle regole ha dimostrato un diverso approccio alla vita pubblica. C’è chi si attiene alle regole del confronto pubblico, e si spende anche in prima persona affinché siano salvaguardate, e chi invece grida e abbandona il confronto dell’aula». Poi ecco il caso specifico. «Ho letto alcune dichiarazioni, in alcuni casi anche di figure di rappresentanti democratici di alto livello (il riferimento è al senatore Lucidi, ndr), che non trovano alcun riscontro di quanto ho potuto vedere in prima persona. Chiedere, in maniera garbata e cortese, il rispetto dell’emiciclo del consiglio comunale è un dovere civico, è un operato da democratici. Le maggioranze e i governi della città cambiano, le istituzioni e le regole del confronto democratico restano, tranne che non si voglia sostituire i luoghi e gli organismi della democrazia con realtà virtuali e con partecipazioni etero dirette».

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