La liquidazione di Atc Servizi e Atc Parcheggi e il passaggio a Terni Reti è più complicato del previsto. E più tempo passa e più il Comune rischia di trasformarsi da creditore nei confronti delle due società della galassia Atc e debitore delle stesse. E in mezzo rischia di restare Terni Reti, la nuova municipalizzata di Palazzo Spada sorta dopo la messa in liquidazione delle altre due controllate.

La lettera L’ultimo riscontro su questo fronte è la lettera che il liquidatore delle due società Atc ha inivato il 2 febbraio scorso ai responsabili dell’amministrazione comunale, ossia il sindaco, l’assessore al Bilancio Vittorio Piacenti D’Ubaldi e quello alla Mobilità Emilio Giacchetti. Nel testo si fa riferimento all’ultimo incontro, quello del 10 gennaio scorso, in cui le parti si sono messe a tavolino proprio per fare il punto della situazione sul passaggio dei beni dalle due Atc a Terni Reti.

Beni patrimoniali Si parla in sostanza di tutti quei beni che dalle due società, come già stabilito dall’amministrazione comunale nel suo piano di revisione delle aziende partecipate, devono transitare sotto la proprietà di Terni Reti, partecipata al cento per cento dal Comune. Impianti, dotazioni patrimoniali e altri tipi di beni che servono al funzionamento della società. Negli atti tra l’altro, sta scritto che «il trasferimento dei beni tra le due società Atc e il Comune doveva avvenire entro il 31 ottobre 2016». Scadenza che non è stata rispettata anche perché nel frattempo sono sorte più difficoltà di quelle previste.

I tempi Ma il problema adesso sono i tempi: come scrive il liquidatore nella lettera, «il prolungarsi dei tempi sta creando notevoli problematiche al percorso liquidatorio», anche perché il trasferimento deve permettere anche al Comune di rientrare nel credito che ha con le due Atc. In sostanza le due Atc devono cedere dei beni a Terni Reti, che è al cento per cento del Comune; allo stesso tempo sono in debito con Palazzo Spada per debiti precedenti alla creazione di Terni Reti. Ma, da quanto sostiene il liquidatore, «potranno assolvere ai loro impegni soltanto una volta incassati i corrispettivi delle cessioni dei beni». E comunque le due società «possono considerarsi a credito con il Comune in quanto devono ricevere quale corrispettivo della cessione di tali beni un importo sicuramente superiore rispetto al debito accumulato, e ciò a prescindere che i beni vengano acquistati direttamente dal Comune o in alternativa dalla sua controllata».

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