«Come sindaco mi sono attivato per primo, come era mio dovere, per cercare di sostenere i lavoratori della Treofan, incontrandoli in più occasioni e andando direttamente in fabbrica, così come immediatamente ho rappresentato le loro preoccupazioni nelle sedi competenti, a livello parlamentare e governativo, e tramite la Regione Umbria ho sollecitato la riconvocazione del tavolo al ministero dello Sviluppo economico, al quale ho partecipato». Si difende così il sindaco di Terni, Leonardo Latini, dalle accuse del Pd che sulla vertenza Treofan lo aveva invitato a partecipare all’incontro del 4 febbraio al Mise dove il Gruppo Jindal dovrà chiarire le proprie intenzioni sul futuro delle produzioni chimiche, dopo che nei giorni scorsi ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per i 65 lavoratori di Battipaglia e avviato il sito campano alla chiusura.
«Attenzione sempre alta, tornerò al Mise» Lunedì a presidiare il Mise durante il summit ci saranno anche gli operai del sito di Terni, che occupa 140 addetti. E a Roma ci sarà anche Latini che spiega di aver «chiesto e ottenuto l’intervento dei parlamentari della Lega e dei rappresentanti del Governo, sollecitati anche tramite un’interrogazione parlamentare firmata Saltamartini, Caparvi e Marchetti: siamo ora pronti a partecipare a nuovi tavoli, perfettamente consapevoli di rappresentare gli interessi del nostro territorio, qualora le procedure ce lo consentano». La replica è tutta per il Pd, in aula guidato da Francesco Filipponi: «Dispiace che tutto questo sia sfuggito al capogruppo del Pd in consiglio comunale, di solito molto attento alle attività della giunta. Perciò intendo rassicurarlo – dice Latini – sul fatto che la nostra attenzione per le vicende del lavoro a Terni è massima, ma lo tranquillizzo pure in merito ai nostri rapporti con il governo che fin dall’inizio della nostra consiliatura sono stati frequenti e improntati a grande sintonia».
