Franco Todini e Giuseppe Roma

di Marco Torricelli

Sceglie nomi e situazioni evocativi, Franco Todini, per alzare il livello di una campagna elettorale che non è ancora iniziata ufficialmente – centro-destra e centro-sinistra sono in surplace –  e non promette grandi slanci emozionali. E allora ecco il convegno ‘Dalla visione Olivettiana di comunità all’economia sociale di mercato’, che la l’associazione-lista civica ‘Il cammello’, di cui è candidato sindaco, ha organizzato lunedì.

Todini «Terni è una città industriale, ma il vero valore del territorio sono gli operai e gli imprenditori con le loro competenze e la loro cultura del lavoro». In apertura dell’incontro, Franco Todini, il candidato-sindaco con la lista ‘Il cammello’, mette in chiaro uno dei temi che intende cavalcare: «Gli attuali assetti vanno difesi con ogni mezzo, ma occorre intercettare le occasioni per creare opportunità che proiettino il territorio verso nuovi modelli di sviluppo. Ogni possibilità di ripresa, in un contesto socio-economico quale quello attuale, deve partire dal basso, cioè dai territori».

Il progetto Secondo Todini, insomma «serve un grande progetto strategico che metta insieme pubblico, privato e no profit, per far diventare questo nostro territorio uno dei distretti europei dei nuovi produttori, utilizzando i fondi degli investitori istituzionali e le risorse dell’Agenda Europa 2020, pari a circa 820 milioni, orientate all’economia sociale di mercato».

Roma Per Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, una grande occasione sfumata, per Terni, è stato il Centro multimediale: «Un’opportunità persa – ha detto – ma a Terni molte cose si possono fare. Franco Todini deve misurare le sue idee, mettere mano alla macchina del Comune e creare le condizioni, incentivando i giovani e le donne».

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Mochi Sismondi Il presidente del Forum Pa, Carlo Mochi Sismondi, ha toccato un argomento molto discusso negli ultimi tempi, quello delle smart city: «Tutti gli aspetti della città devono essere smart altrimenti non lo è nulla. Non bastano tre semafori intelligenti – ha scandito – e una pista ciclabile. Open government significa che i cittadini possono mettere mano attivamente e non solo essere informati. Tutto si basa su trasparenza, partecipazione e collaborazione».

Rapaccini Il movimento Make a change aspira ad un modello di capitalismo sociale che crei equilibrio tra profitto e solidarietà. Per il suo presidente, Andrea Rapaccini, «il mercato libero non è in grado di dare delle risposte ai problemi sociali dei cittadini e il settore pubblico è in crisi di risorse e capacità progettuali. Bisogna avere il coraggio di intraprendere nuove strade. Il business sociale è una risposta della società civile dove privato e pubblico costruiscono un nuovo patto per gestire con responsabilità ed efficienza i beni ed i servizi di interesse comune di una città».

Dotti Tanto che secondo il presidente di Welfare Italia, Johnny Dotti,  «la condizione oggi indispensabile è avere una politica che sia più preoccupata di ispirare questa innovazione che di gestirla e controllarla direttamente. Molte risorse economiche, culturali e relazionali possono essere liberate per avere una società più giusta e più bella».

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