di M.R.
Se un consigliere ha diritto di voto su una determinata pratica è l’assemblea stessa a deciderlo. Strano ma vero tanto che non mancano malcontenti diffusi col siparietto tra maggioranza e opposizione subito sfociato in provocazioni belle toste tra il democratico Sandro Piccinini e il capogruppo di I love Terni Enrico Melasecche. Il primo attacca: «Non sai perdere» e l’altro replica: «Fascista».
Diritto di voto di due dipendenti Asm Sui banchi del consiglio gli atti propedeutici all’approvazione del bilancio preventivo 2016 , ossia le delibere di giunta numero con cui sono state determinate tariffe, aliquote e tributi per il prossimo anno; in discussione anche la Tari, la tassa sui rifiuti e, a detta di Melasecche, sul tema non si sarebbero potuti esprimere i due dipendenti Asm, membri del consiglio (Cristiano Crisostomi di Terni città aperta e Stefano Desantis del Pd).
Il consiglio decide chi vota Chiamato a esprimere un parere tecnico, il segretario generale Francesco Saverio Vista, ha dichiarato: «Non essendoci un coinvolgimento diretto, nel senso di conflitto d’interesse, potrebbe prendere questa scelta il consiglio». Prima ancora che la maggioranza esprimesse il proprio dissenso il presidente Mascio ha dichiarato aperta la votazione salvo poi raccogliere le lamentele dei consiglieri che si sono per un po’ arrampicati sugli specchi ripetendo che non era stata suonata la campanella. Dal M5s Angelica Trenta: «Non è previsto da regolamento che la campana debba suonare» e Melasecche: «Votiamo!». Si apre allora il siparietto con Piccinini
Crisostomi e Desantis ammessi al voto A quel punto salta il numero legale e la seduta viene sospesa, poco dopo sul tabellone compare l’esito: Crisostomi e Desantis possono votare (poi starà a loro decidere se astenersi o meno) ma il mal di pancia in maggioranza non passa, tra i più contrariati a questo sistema introdotto che rischia peraltro di creare un precedente, i dem Fabio Narciso e il giovane Andrea Zingarelli.
