Il bilancio di previsione del Comune di Terni è in discussione. Bocciata la richiesta delle opposizioni di rinviare tutto: Marco Cecconi (FdI), Enrico Melasecche (FdI) e Angelica Trenta (M5S) lo avevano chiesto «per gravi carenze negli elementi fondamentali del bilancio e per l’impossibilità di discutere e approfondire in particolare gli emendamenti della giunta, di grandissima rilevanza», ma Andrea Cavicchioli (Pd) aveva replicato che
«gli emendamenti possono essere discussi in aula».
L’illustrazione L’assessore Vittorio Piacenti D’Ubaldi ha avuto quindi il compito di illustrare i contenuti del documento contabile e, subito dopo, sono stati elencati gli emendamenti sui quali si discuterà anche nella giornata di martedì, quando dovrebbe arrivare il voto finale.
I numeri Complessivamente la manovra di bilancio ammonta a «341,5 milioni di euro. 116,5 saranno di entrate correnti, mentre l’avanzo di amministrazione è pari ad 27,2 milioni di euro e l’entità è determinata soprattutto dai fondi vincolati delle anticipazioni di liquidità per il pagamento dei debiti pregressi dei fornitori dell’ente. 115,9 milioni saranno, invece, le spese correnti, mentre quelle di investimento, fissate in 72,8 milioni di euro, sono finanziate con mutui o con proventi da alienazione».
Le imposte L’assessore ha rivendicato il fatto che «il nostro è stato il comune, tra quelli grandi e medi della regione, con il più basso rapporto delle imposte pagate pro-capite. I dati del 2013 hanno certificato che nel Comune di Terni ogni singolo cittadino ha versato in media 457 euro di imposte e tasse comunali, a fronte di 827 euro a Città della Pieve, di 732 a Perugia, di 658 a Orvieto, di 649 ad Assisi, di 588 a Città di Castello, di 577 a Spoleto, di 568 a Narni, di 502 a Foligno, e potrei proseguire».
Il personale Nel prossimo triennio, ha detto l’assessore «si prevede una riduzione progressiva della spesa complessiva per il personale (la cui incidenza sulle spese correnti è pari per quest’anno al 24,52%; ndr) e calibreremo il tasso di sostituzione tra pensionamenti e nuove assunzioni in modo da realizzare tali economie».
Il ‘sociale’ Un’esigenza imprescindibile da realizzare, secondo Piacenti D’Udaldi, «è il mantenimento degli attuali livelli qualitativi della spesa sociale. Nel settore, e non solo, un segnale importante è stato dato in questi mesi pagando i debiti pregressi degli aziende e società cooperative fornitrici di servizi, il cui processo si concluderà fra pochi giorni saldando tutti i debiti certi ed esigibili al 31 dicembre 2013».
Il fondo di svalutazione La sua ridefinizione è «avvenuta dopo i rilievi del collegio dei revisori, che – ha puntualizato – va chiarito per l’ennesima volta non incideva sulla legittimità delle scelte operate originariamente da questa amministrazione e che hanno avuto l’assenso formale dello stesso collegio che quindi, anche su tale ultimo aspetto, ha espresso parere favorevole».
Le partecipate Il sistema, secondo Piacenti D’Ubaldi, «deve essere ulteriormente efficientato. Senza produzione di valore, economico o sociale, le aziende partecipate devono essere liquidate e chiuse. Entro l’anno sarà completata la ricognizione della situazione crediti-debiti con ciascuna società partecipata e la previsione del fondo rischi dovrà servire a sopperire ad eventuali criticità presenti».
La ‘missione’ Per ciascuna delle partecipate «andrà ridefinita la missione aziendale e ciò è utile farlo in tempi brevi anche in vista dei prossimi rinnovi dei rispettivi organi sociali. La semplice profittabilità della società in mano pubblica non può giustificare da sola la detenzione di partecipazioni» e quindi, «la detenzione di partecipazioni potrà essere ammessa in società che svolgono servizi o attività di ‘competenza dell’ente locale’ e nei limiti di questa e non saranno più ammesse partecipazioni in attività riconducibili ad un ‘generico interesse generale».
I mal di pancia L’assessore ha concluso così: «So bene che anche alcuni colleghi di giunta hanno manifestato perplessità sui tagli e sulle modalità di formazione del bilancio. A loro dico che alcune scelte erano obbligate, e che la generalizzata riduzione delle risorse impone oggi come per il futuro la ricerca di soluzioni alternative di finanziamento e una rivisitazione concertata dei livelli e della qualità della spesa che andrà fatta insieme con spirito costruttivo e responsabilità».
