di Massimo Colonna
Alta tensione tra il sindaco Leopoldo Di Girolamo e l’assessore al Personale Cristhia Falchetti Ballerani: il consiglio comunale in maniera bipartisan vota infatti che il modello organizzativo del Comune con la riduzione delle posizioni organizzative torni in discussione. Un passaggio che dunque smonta il lavoro definito dagli uffici del Personale nei mesi scorsi e che irrita la Ballerani, che ieri ha lasciato la sala del consiglio stizzita. Aria pesante dunque in giunta anche in vista del voto dei prossimi giorni sul bilancio consuntivo, con la riunione della giunta in programma martedì alle 12, e sul preventivo 2016 da chiudere entro il 30 aprile
Clima teso Da un lato dunque la Ballerani che difende l’operato dei suoi uffici sul modello organizzativo di Palazzo Spada, approvato nel giugno scorso ma poi diventato operativo il 28 dicembre solo quando il sindaco ha firmato le nomine dei due nuovi dirigenti; dall’altro Di Girolamo che, visti anche i voti della maggioranza all’atto che ha chiesto che il modello organizzativo «entro trenta giorni diventi oggetto di confronto tra la giunta e il consiglio comunale anche sull’assegnazione degli incarichi di posizioni organizzative nei settori di maggiore rilevanza dell’ente», ha preferito minimizzare parlando «soltanto di un confronto tra giunta e consiglio», tesi sostenuta poco prima anche dal capogruppo Pd Andrea Cavicchioli.
Modello torna in discussione A questo punto dunque il modello organizzativo torna al tavolo della politica con disagio palese tra le due posizioni, tanto che prima di chiudere Enrico Melasecche della lista civica ‘I Love Terni’ rilancia: «Sindaco e assessore chiariscano tra loro, perché qui Di Girolamo deve dire con chi vuole stare. E’ palese lo scarto tra le due posizioni».
Il primo tentativo Eppure l’assessore un primo fendente lo aveva prima schivato: in due atti di indirizzo disgiunti e poi unificati e rinviati in commissione, presentati da Marco Cecconi di Fratelli d’Italia e da Franco Todini della lista ‘Il Cammello’ e firmati anche da diversi consiglieri del Partito democratico e della maggioranza, i consiglieri chiedevano di aumentare le posizioni organizzative della polizia municipale, passate da 6 a 2 con il nuovo modello.
La democrazia Ipotesi respinta con forza dalla stessa Ballerani: «La riduzione – ha spiegato – era nel programma del sindaco. Per la municipale non servono altri dirigenti, non servono più comandanti dietro le scrivanie: servono istruttori che svolgano le funzioni in strada. L’atto d’indirizzo non è politico, ma gestionale e amministrativo e travalica le competenze del consiglio. La democrazia per reggersi ha bisogno del rispetto delle regole: se questo atto verrà approvato, si manifesterà la volontà di far tornare il comune di Terni tra quelli meno virtuosi».
Le diverse posizioni Nel corso del dibattito diversi interventi sul tema delle posizioni organizzative per la polizia municipale. Melasecche ha sottolineato come «con il nuovo modello organizzativo sia stato creato un problema ulteriore per la municipale con il taglio drastico delle posizioni organizzative». Cecconi ha spiegato come «da oltre 15 anni la municipale sia strutturata in sei nuclei operativi, e come ad oggi non sia cambiato nulla se non che le posizioni organizzative sono state ridotte da sei a due. Rispetto al patto per la città sicura sono solo state leggermente implementate le telecamere che peraltro in alcuni casi non hanno funzionato». Anche per Francesco Ferranti di Forza Italia sulla Municipale la giunta ha effettuato «solo pochi interventi marginali», mentre per Luigi Bencivenga di Progetto Terni «con la riduzione delle posizioni organizzative è stato fatto un errore che ha riguardato la più grande direzione dell’ente. Con un corpo di polizia sotto organico e con due soli incarichi di posizione organizzativa rischia di andarci di mezzo è la sicurezza della città». Faliero Chiappini di Città Aperta ha sottolineato come «la questione sicurezza in città debba essere inquadrata in un contesto generale completamente mutato, a cominciare dalle migrazioni e dalla crisi», mentre Thomas De Luca del Movimento Cinque Stelle ha sostenuto che «non si può ridurre la discussione sulla sicurezza in città a quella sulle posizioni organizzative, occorre puntare sul mantenimento del tessuto sociale, sul rafforzamento del senso di comunità. Sulla prevenzione avevamo presentato una serie di proposte organiche come emendamenti al Dup che sono stati tutti respinti dalla maggioranza».
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