di Marco Torricelli

Una cosa è certa, non ci si annoierà. Saranno dieci giorni decisamente intensi, quelli che separano dal ballottaggio tra Leopoldo Di Girolamo e Paolo Crescimbeni, che si contendono la poltrona di sindaco.

LO SPECIALI ELEZIONI

Il centro destra Il candidato sindaco Crescimbeni non sembra avere dubbi: «La Terni che ha voluto dire no, la Terni che ha giudicato e giudica del tutto negativamente l’amministrazione uscente, numeri alla mano – dice – corrisponde alla stragrande maggioranza. Perché se pensiamo al totale degli aventi diritto al voto e al fatto che solo il 68% dei nostri concittadini ha voluto esercitare questo diritto domenica scorsa; se pensiamo alle percentuali ottenute da Di Girolamo & C, riferite appunto ai soli ternani che sono andati a votare; se pensiamo al voto anti-Di Girolamo espresso dagli elettori di tutte le altre liste oltre alla mia coalizione – in città il no all’amministrazione uscente arriva al 70%».

L’appello Tanto che, insiste Crescimbeni strizzando l’occhio ai grillini, «per protestare, per dire basta, per esprimere il proprio dissenso nei confronti di chi ci ha governato finora, ci sono magari molti modi. Compreso quello di non andare proprio a votare, senza però calcolare che – così facendo – si finisce solo per premiare l’esistente». Per cambiare davvero, dice, «il modo è uno solo e passa, per forza, attraverso una presa di posizione attiva. Per cambiare, non c’è altro modo che votare. Per cambiare davvero, non c’è altro modo che fare fronte comune: fronte comune contro tutto ciò che condanniamo dell’amministrazione-Di Girolamo, il suo immobilismo; l’incuria per la città, per i suoi presidi produttivi e le sue fabbriche che rischiano di chiudere i battenti, piuttosto che per la qualità dell’ambiente o il suo verde urbano; l’assenza di trasparenza e di progetto; la rinuncia al sogno di un futuro per Terni».

Il centro sinistra Per il senatore ternano del Pd, Gianluca Rossi, «i giorni che precedono il ballottaggio vedono l’intensificarsi di dichiarazioni ‘concilianti e mielose’ della destra ternana verso una parte delle forze politiche uscite sconfitte al primo turno. Questo atteggiamento è la conferma di un’incertezza politica e strategica, evidenziata dal risultato del 25 maggio e dell’assenza di qualsivoglia progetto politico di governo della città».

I progetti Se i cittadini «misurano le doti di un candidato solo ed esclusivamente sulla base dei progetti e della capacità di realizzarli – dice Rossi – allora non si può non riconoscere a Leo Di Girolamo entrambe queste qualità: c’è una proposta solida per il governo del comune, forte dell’apprezzamento del 47% dei ternani che hanno votato al primo turno, e c’è la consapevolezza che il Partito democratico ha l’ambizione di rappresentare e amministrare tutta la città nell’interesse di tutti. Anche chi – prosegue il senatore – al primo turno ha delineato un angusto perimetro elettorale. E’ per queste ragioni che preferiamo rivolgerci alla città e non sperare in improbabili e incoerenti sostegni».

La massoneria Poi Rossi decide di spingere sull’acceleratore: «Tra le varie domande sollevate nel corso della campagna elettorale – affonda – è rimasta senza risposta quella riguardante i candidati sindaci iscritti a logge massoniche. Sono certo che chi si candida a guidare la città e non ha ancora fatto luce sulla propria posizione, lo farà prima dell’ 8 giugno, garantendo quella trasparenza necessaria per chi vuole amministrare la cosa pubblica. La risposta sarà interessante soprattutto per quella parte di elettorato tanto attenta alle connivenze massoniche, rappresentata dal Movimento 5 Stelle, che ha dichiarato lotta senza quartiere ai poteri grigi».

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