La Conferenza mette a punto i tagli

di D.B.

Riduzione, immediata, degli stipendi di consiglieri, assessori e presidenti delle Regioni, taglio del numero dei consiglieri e degli assessori, limitazione delle spese dei gruppi e delle commissioni, da 4 a 8, stop ai monogruppi di consiglieri non eletti: sono le proposte (in parte già nei programmi dell’Ufficio di presidenza del consiglio regionale umbro) avanzate dai presidenti delle Regioni al Governo  e messe a punto nel corso della riunione della Conferenza delle Regioni che si è tenuta giovedì. «Quello che chiediamo ora – spiega il presidente della Conferenza Vasco Errani – è che ci sia un decreto nei tempi più brevi possibile. Indichiamo i riferimenti per consegnare il documento al governo oggi stesso perché si possa definire quel percorso a cui tutti sono chiamati a partecipare per una riduzione dei costi della politica». Per quelle Regioni che non si adegueranno, come emerso già dopo la riunione di mercoledì, ci saranno delle sanzioni che, con tutta probabilità, consisteranno in minori risorse trasferite da parte dello Stato.

Patroni Griffi: decreto? Vedremo E mentre la Conferenza affina il pacchetto di tagli deciso mercoledì, il ministro della Funzione pubblica Patroni Griffi segue da vicino la discussione e interviene proprio in merito al decreto: «I tagli proposti dalle regioni? Ci stiamo occupando del tema. Adesso – ha detto a Tgcom24 – non sono in grado di dire se faremo un decreto, ma è un bene che si sia posto il problema da parte del mondo delle autonomie dei costi insostenibili». «Il capitolo dei controlli – sottolinea – è il più importante e delicato. Giuridicamente è una questione molto complessa ed e’ meglio perdere un giorno in più ma arrivare a un risultato giuridicamente ineccepibile».

Il Titolo V Nel mirino del ministro potrebber però anche entrare la riforma, ormai datata, del Titolo V della Costituzione: Patroni Griffi ritiene che vada rivisto in alcuni punti in cui si è dimostrato incongruente, alla prova dei fatti. Ci sono materie in cui anche gli Stati federali si sono rimessi al centro e invece nel nostro sistema sono demandate alle Regioni, creando disomogeneità. Ho riscontrato – osserva ancora – un dialogo molto aperto in merito anche nel mondo delle autonomie. Essendo un intervento complesso, vedremo domani se si puoò dire anche maturo».

Marini: da noi niente feste Intervenendo nel corso della mattinata ad Agorà, trasmissione di Rai3, la presidente Catiuscia Marini ha spiegat che la Conferenza sta dando un forte impulso alla possibilità di rendere omogenee le spese per la gestione dei gruppi consiliari», dopo la vicenda dell’assemblea laziale, e questo sta avvenendo «proprio partendo dal fatto che già attualmente esistono delle enormi differenze, su questo versante, tra Regione e Regione». «Ci sono anche esempi di buone pratiche che possono essere estese a tutte le Regioni», ha sottolineato Marini, facendo rilevare che «in Umbria la Corte dei conti può accedere alla documentazione sulle spese in questione che va a supporto della finanziaria regionale. Inoltre ci sono norme precise che indicano le attività attuabili utilizzando i fondi dei gruppi: tanto per essere chiari – ha concluso Marini – non sarebbe proprio possibile organizzare feste con quei soldi, la Corte dei conti bloccherebbe tutto dopo un minuto».

Polverini poteva non sapere? Poteva non sapere poi la presidente Renata Polverini come venivano utilizzati i soldi? «Io so quello che succede in questa materia nel mio consiglio regionale – ha risposto -. Non sono d’accordo con quanto dichiarato da Polverini perché so che è il presidente della giunta ad assegnare le risorse al consiglio. Nel caso dell’Umbria, per esempio, quest’anno a fronte dei tagli operati dalla giunta, abbiamo concordato con il presidente del consiglio regionale i tagli da apportare al budget per i costi di funzionamento dell’assemblea. Un’assemblea – ha voluto ribadire Marini – di cui il presidente della giunta regionale è membro: può non sapere, questo sì, come il singolo consigliere spenda queste risorse, ma a livello generale ne è certamente a conoscenza. Anche perché nel mio caso c’è un assessore delegato ai rapporti con il consiglio che partecipa alle riunioni dell’ufficio di presidenza dell’assemblea». Infine Marini ha tenuto a sottolineare che un consigliere regionale dell’Umbria «percepisce 6.700 euro al mese, il presidente della giunta 7.405: e in entrambi i casi non ci sono extra o altre integrazioni».

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