La sede di Sviluppumbria

Avranno tempo fino al 4 settembre tutti coloro che ambiscono a diventare il nuovo amministratore unico di Sviluppumbria. Sul Bollettino ufficiale della Regione è stato infatti pubblicato l’avviso tramite il quale sarà individuato il successore di Luca Ferrucci, il professore dimessosi a luglio a poco più di un anno dalla nomina.

L’avviso L’incarico, della durata prevista di tre esercizi, riguarda la guida dell’agenzia regionale per lo sviluppo economico; agenzia che, insieme a Gepafin, rappresenta la nomina più importante della galassia delle partecipate. Il candidato dovrà avere una qualificata esperienza in ruoli di amministrazione, controllo o direzione in enti pubblici o società di complessità analoga, oppure esperienza professionale o dirigenziale in ambiti attinenti alle attività di Sviluppumbria. Tra i possibili requisiti previsti anche l’insegnamento universitario in materie giuridiche, economiche o tecniche collegate al settore.

Niente graduatoria La procedura non prevede una graduatoria né una valutazione comparativa tra i candidati: la scelta, come avviene per altri ruoli apicali, avrà infatti carattere fiduciario e spetterà alla giunta regionale, sulla base dei profili ritenuti idonei. In caso di mancata individuazione di una candidatura adeguata, potranno essere formulate ulteriori proposte. Il nuovo amministratore unico avrà la responsabilità della gestione ordinaria e straordinaria della società, nel rispetto degli indirizzi fissati dai soci pubblici. Tra i compiti rientrano anche la programmazione delle attività, la predisposizione dei budget e la verifica periodica dell’andamento economico e finanziario della società.

Nodo stipendio Il passo indietro di Ferrucci è stato dettato essenzialmente da questioni economiche. Il compenso dell’amministratore unico viene fissato dall’assemblea dei soci della partecipata e, attualmente, si attesta sui 1.400 euro. Il docente di Economia, come successo in altri casi simili, accettando l’incarico sperava nella concessione dell’aspettativa retribuita da parte dell’Università che però, complice anche un contestato parere dell’Avvocatura dello Stato, non è arrivata. Da qui l’addio di Ferrucci che ovviamente, da ordinario dell’Ateneo, guadagna molto di più; sul tavolo dei soci dunque rimane il tema del compenso, non esattamente allettante per figure manageriali. E così ora a Palazzo Donini, in vista della nomina, si guarda al mondo dell’impresa e dei liberi professionisti. A inizio settembre, ripresi i lavori, se ne saprà di più.