Il sindacato “Dirigenti scuola” ha chiesto «un’ispezione urgente in Umbria» al ministro Giuseppe Valditara per verificare «l’intera procedura di mobilità» dei presidi degli istituti, al fine di calare la lente soprattutto «sull’effettiva disponibilità delle sedi». A denunciare il caso è Attilio Fratta che guida a livello nazionale la sigla di categoria, rappresentando circa 1.500 dei circa 7.500 dirigenti scolastici. Lui chiede «il ripristino della legalità e della trasparenza della procedura di mobilità dei dirigenti scolastici», spiegando di essere pronto a «privilegiare una soluzione amministrativa», ma riservandosi, «in assenza di un tempestivo» intervento, «d’intraprendere ogni iniziativa prevista dall’ordinamento» compreso «il ricorso all’autorità giudiziaria», è scritto in una nota diffusa giovedì mattina da “Dirigenti scuola”.

In particolare, il sindacalista sostiene di aver riscontrato «una palese irregolarità in fase di pubblicazione delle sedi disponibili» nell’ambito della procedura di mobilità dei dirigenti scolastici, denunciando come «diverse sedi affidate con incarico nominale sarebbero dovute risultare disponibili nella fase di mobilità, ma non sono state inserite nell’elenco dall’Ufficio scolastico regionale (Usr)», salvo poi «comparire successivamente tra quelle destinate alle reggenze», denuncia Fratta. Il caso, secondo “Dirigenti scuola”, interessa «alcune istituzioni scolastiche di Perugia e Terni», ma viene considerato in contrasto con «la recente nota ministeriale 16067 del 19 giugno 2026» in base alla quale «le sedi affidate per incarico nominale diventano disponibili per altro incarico», nel rispetto «dell’articolo 13 del contratto nazionale del 2006».

Fratta, però, va anche oltre nella sua lettera indirizzata al ministro Valditara, oltreché «al capo di gabinetto del ministero Giuseppe Recinto e per conoscenza alla direttrice generale per il personale scolastico Maria Assunta Palermo e al direttore generale vicario dell’Usr Umbria Fabrizio Fratini, che in questo momento fa le veci del titolare Ernesto Pellecchia». Secondo il sindacalista, infatti, quanto accaduto quest’anno in Umbria con la mobilità dei presidi sarebbe da considerarsi «una presunta prassi regionale», che però viene bollata da Fratta come «illegittima, irrituale e fantasiosa», oltreché in grado di «arrecare gravi danni a chi legittimamente aspira a rientrare in Umbria o a trasferirvisi».

In questo quadro, infatti, la denuncia di Fratta scaturisce proprio «dalla posizione di un dirigente che aveva chiesto il rientro in Umbria, dichiarando di avvalersi della precedenza prevista dalla legge 104/1992». Tuttavia, nonostante la «presenza di sedi nominali nella provincia di Perugia, gli è stata assegnata una sede in provincia di Terni, molto distante dalla residenza con evidenti ingiustificati disagi», è il rilievo sindacale. Per “Dirigenti scuola”, dunque, in queste ore sta emergendo come «l’Usr Umbria sia una sorta “territorio a statuto speciale”, con norme e prassi diverse da quelle esplicitate nella disciplina pattizia, nelle note ministeriali e seguite dagli altri uffici», dice Fratta.

Sempre il sindacalista, comunque, precisa di «non attribuire responsabilità prima degli opportuni accertamenti, ma solo di volere svolgere il nostro compito sindacale a tutela della categoria: pertanto chiediamo che sia il ministero dell’Istruzione e del Merito, nell’esercizio delle proprie funzioni di vigilanza, a fare piena chiarezza su una procedura che deve garantire uniformità, trasparenza e parità di trattamento a tutti i dirigenti scolastici».