di Chia.Fa.
«Non vogliamo essere conniventi con una gestione della cosa pubblica discrezionale e assolutamente irresponsabile». E per questo i quattordici consiglieri di opposizione presenteranno un esposto alla Corte dei Conti, e forse pure alla procura della Repubblica, sulla gestione della Casina dell’Ippocastano, storico locale della movida spoletina di proprietà dell’Ente comunale. Da un paio d’anni, quell’immobile con licenze nel cuore del centro storico, è caduto in malora, nessuno ha più aperto nemmeno una finestra, figurarsi organizzare feste o serate.
La Casina, i crediti e il polacco Eppure prima di revocare il contratto la giunta comunale ha atteso più di due anni ignorando le precise clausole contenute nel documento, accumulando crediti presumibilmente inesigibili ma comunque iscritti in bilancio, subendo danni all’interno dell’immobile e, soprattutto, facendo orecchie da mercante alle continue sollecitazioni dei gruppi di opposizione. Nel corso dei mesi, va detto, la querelle si è arricchita anche della particolare presenza di un cittadino polacco a cui il vecchio titolare avrebbe ceduto la Casina srl con crediti e debiti. Il cittadino comunitario ha poi comunicato all’Ente la modifica dei rapporti, sulla cui regolarità aleggiano sospetti che sarà la Corte a chiarire, con una lettera scritta in lingua polacca che in Comune sono stati costretti, è evidente, a far tradurre. Inutile dire che il nuovo gestora non ha rilanciato la Casina. «Risulta – ha spiegato Angelo Loretoni (raggruppamento per Loretoni) – che l’uomo abbia dormito all’interno, causando danni quantificati in 20-30mila euro e portandosi via addirittura fili della luce».
«Non siamo conniventi» La gestione della Casina dell’Ippocastano ha solo fornito all’opposizione l’occasione per chiedere l’intervento dell’organo di controllo, la Corte dei Conti, ed eventualmente della magistratura. «Potremmo elencare molti episodi di questo tipo – ha affermato Gianmarco Profili (gruppo Misto) – fatti e questioni intorno ai quali l’opposizione ha tentato più volte di fare chiarezza, di vigilare, ma purtroppo senza mai essere ascoltati, questa amministrazione svilisce il nostro ruolo». A picchiare ancora più forte è l’avvocato Antonio Cappelletti (gruppo Rinnovamento): «Non stiamo strumentalizzando nulla, ma qui siamo di fronte ad una giunta che non solo è completamente impermeabile ai rilievi mossi dall’opposizione, ma che gestisce la cosa pubblica con assoluta discrezionalità, presentare un esposto è l’unica soluzione per non rendersi conniventi».
«Amministrazione arrogante e sorda» Nessuno risparmia bordate. I quattordici consiglieri membri dei sei gruppi consiliari rappresentati in aula tuonano le proprie ragioni, compatti, uno accanto all’altro. C’è Sergio Grifoni (Prima Spoleto-Udc) che parla di «amministrazione arrogante e sorda», Vincenza Campagnani (ex-Pd, oggi Api) che sostiene di non essersi sbagliata ad essere uscita da una maggioranza che «ha disatteso completamente il proprio programma elettorale», chi come il consigliere Cinque Stelle Davide Placidi che parla di «amministrazione del giorno dopo» e chi, come il capogruppo Pdl Carlo Petrini, interpreta il Caso della Casina e relativo esposto come «l’ennesimo fallimento di una politica che perde sempre di più il senso e il valore delle cose». Intanto alla prossima seduta i quattordici chiederanno l’inversione dell’ordine del giorno per discutere l’ennesima mozione sulla Casina. «Anche perché – spiega Grifoni – vogliamo sapere cosa ne pensano i Socialisti e la lista civica (le due forze di maggioranza, ndr), almeno nessuno potrà più nascondersi».


