Un momento della conferenza stampa

Le Regioni guidate da amministrazioni di centrosinistra hanno presentato giovedì, alla Camera dei Deputati, il documento strategico «Cultura, lavoro, territori». L’obiettivo è definire una linea d’azione comune contro la frammentazione e i tagli statali nel settore. La proposta poggia su cinque capisaldi: primo, lo stanziamento di risorse stabili e pluriennali; secondo, la garanzia di accesso alle attività culturali nelle periferie e nelle aree interne; terzo, l’introduzione di maggiori tutele e dignità salariale per i lavoratori dello spettacolo; quarto, il sostegno alla creatività contemporanea e alle imprese locali; quinto, l’integrazione strutturale della cultura nelle politiche scolastiche, sanitarie e sociali.

Il documento Il piano si sviluppa attorno ai concetti di qualità dei sistemi di produzione e accessibilità delle attività. Per le amministrazioni regionali la cultura deve uscire dalla logica della promozione turistica occasionale per essere considerata una vera infrastruttura pubblica, al pari di scuola e sanità. A questo scopo, il documento propone di aprire spazi di aggregazione, sale prova e laboratori nei piccoli comuni e nei quartieri fragili, contrastando la chiusura delle attività e l’elitarismo dei consumi. Sul piano occupazionale, si chiede l’adozione di uno statuto sociale che protegga gli operatori dalla precarietà dei contratti intermittenti e il rafforzamento dell’indennità di discontinuità. Il progetto intende anche sostenere l’arte contemporanea, semplificare la gestione locale di cinema e spettacolo dal vivo e introdurre una legge nazionale a tutela dei club musicali e dei centri culturali indipendenti.

Chiamata alle arti Ad aprire il confronto è stato Tommaso Bori, vicepresidente della Regione Umbria, spiegando che «la cultura non è vetrina, non è promozione turistica, non è ornamento. È infrastruttura strategica: produce cittadinanza, innovazione, coesione sociale, salute e futuro». Bori ha aggiunto che, in una fase internazionale complessa, «noi lanciamo una chiamata alle arti» con l’intenzione di «andare in direzione ostinata e contraria, rimettendo al centro qualità e accessibilità». Secondo il vicepresidente umbro, «questo position paper è un posizionamento chiaro delle Regioni progressiste in questa direzione».

Le Regioni Al tavolo si sono unite le voci delle altre amministrazioni regionali. Gessica Allegni per l’Emilia-Romagna ha sollecitato un intervento sul Codice dello spettacolo, mentre Silvia Miglietta ha illustrato i progetti della Puglia per integrare le attività culturali con i servizi sociali e sanitari nelle periferie. Dalla Sardegna, Ilaria Portas ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà quotidiane delle professioni creative dovute ai tagli finanziari. Per la Toscana, Cristina Manetti ha invece ribadito l’importanza del ruolo delle Regioni nella definizione delle politiche nazionali, mentre Onofrio Cutaia ha parlato degli investimenti decisi dalla Campania per il cinema e lo spettacolo dal vivo.

Orfini L’onorevole Matteo Orfini ha rimarcato il valore complessivo dell’iniziativa, definendola una risposta concreta alle lacune statali. Orfini ha osservato che «dove governano amministrazioni progressiste, la differenza si vede», sottolineando che «la cultura è materia di legislazione concorrente, ma troppo spesso lo Stato non interviene, lasciando alle Regioni la responsabilità di risolvere anche le vicende più complesse». Il parlamentare ha proposto «una visione che mette la cultura al centro, non come politica di settore ma come lievito che fa crescere la società», specificando che sul fronte del benessere e della prevenzione sociale «spesso fa più sicurezza un teatro aperto che un commissariato». Con questo documento, ha concluso Orfini, «stiamo costruendo un’opposizione che non si limita a dire no, ma offre soluzioni, proposte e risposte».

Bonafoni A concludere l’incontro è stata Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale del Pd, che si è soffermata sulla necessità di riforme e alleanze politiche ampie. Bonafoni ha sottolineato la valenza del percorso intrapreso, ricordando che «stiamo costruendo un nuovo progetto per l’Italia, e questo appuntamento dimostra che esiste un’Italia che lavora concretamente per l’alternativa». L’esponente del Pd ha rimarcato la forza dell’accordo territoriale, osservando che «in queste Regioni la coalizione è la più ampia possibile, e questo è un fatto politico importante». Per concretizzare questa prospettiva, ha concluso Bonafoni, «serve uno sforzo vero in termini di risorse, soprattutto se ci impegniamo a tornare al governo con una coalizione progressista come quella che queste Regioni già rappresentano». Le amministrazioni firmatarie hanno proposto infine di avviare un’alleanza con Comuni, Province e reti professionali del settore, auspicando un coordinamento stabile per fare pressione sul governo e attuare una svolta nelle politiche culturali nazionali.

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