di Chia.Fa.
A guardare bene un po’ di Umbria nel governo c’è. Non per nascita, ma per un episodio che ha visto il neo ministro della Giustizia Paola Severino protagonista a Spoleto in uno scontro nientedimeno che con Antonio Di Pietro.
Arringhe e requisitorie spoletine A Spoleto la professoressa Paola Severino, da poche ore ministro della Giustizia del governo Monti, la ricordano un po’ tutti per quella battaglia a suon di arringhe e requisitorie avuta nel 2003 con il pubblico ministero Antonio Di Pietro. Lo scontro però non è andato in scena al civico 14 di corso Mazzini, dove ha sede il tribunale cittadino, ma nel bel chiostro di San Nicolò dove un tempo era ospitato uno dei tradizionali appuntamenti del Festival dei Due Mondi: «I grandi processi dei più discussi personaggi della storia e della letteratura».
Difendeva Corday dagli attacchi Di Pietro Sì, lei, il primo guardasigilli donna della storia del Paese e uno dei più noti avvocati della penisola ama, anzi adora, la recitazione. Ma anche sui palcoscenici ha sempre, più o meno, tenuto fede alla propria professione interpretando ruoli da toga nera. Come a Spoleto nel 2003 quando dopo un’ora e passa di processo fece spellare le mani ad un pubblico pagante visibilmente emozionato. Tra lei e il molisano Di Pietro, che invece vestiva i panni della pubblica accusa gli stessi peraltro che l’hanno reso famoso, in città e non solo il processo a Charlotte Corday, la girondina che nel 1793 a Parigi assassinò «l’amico del popolo», il giacobino Jean Paul Marat, è rimasto celebre. Anche perché a giudicare le teorie della difesa e dell’accusa c’era un altro magistrato particolarmente celebre, Severino Santiapichi che durante la propria carriera si è trovato anche presiediere uno dei processi del caso Moro.
A Spoleto per difendere Galeazzo Ciano Ma le doti oratorie e artistiche del nuovo guardasigilli italiano non hanno difeso solo la bella girondina di Parigi. Nel 2004, l’anno successivo, sempre per «I grandi processi» e sempre dal palcoscenico del chiostro di San Nicolò, interpretò anche il ruolo dell’avvocato di Galazzo Ciano, marito di Edda Mussolini e genero del Duce.

