
di Daniele Bovi
In Consiglio comunale il centrosinistra perugino va in pezzi su un ordine del giorno presentato da Rifondazione Comunista, Italia dei Valori e Comunisti Italiani (firmatari, rispettivamente, Pampanelli, Zecca e Neri) in cui si chiede di sostenere lo sciopero nazionale dei metalmeccanici Fiom, indetto per il prossimo 28 gennaio in seguito all’accordo di Mirafiori. L’ordine del giorno è passato con tredici voti favorevoli e otto astensioni. Assente il centrodestra, ma questo era preventivabile, mentre era meno prevedibile il voto in ordine sparso della maggioranza consiliare.
Pd spaccato in due Il Pd, sette favorevoli e sette astenuti, è spaccato come una mela. Compatti Idv e Prc, mentre per i socialisti era presente il solo Catrana (astenuto), anche se in commissione l’odg aveva ricevuto il sì di Segazzi. In totale, come detto, gli astenuti sono stati otto e si tratta di Borghesi (Pd), Cavalaglio (Pd), Chifari (Pd), Consalvi (Pd), Mearini (Pd), Miccioni (Pd), Pucciarini (Pd) e, come detto, il socialista Catrana. I sì sono arrivati da parte di Fabbri (Prc), Pampanelli (Prc), Bargelli (Pd), Bori (Pd), Brugnoni (Pd), Capaldini (Pd), Zecca (Idv), Neri (Pdci), Mariucci (Pd), Mariuccini (Pd), Mirabassi (Pd), Cardone (Pd) e Roma (Pd).
La soddisfazione del Prc «Esprimiamo grande soddisfazione – è detto in una nota del rifondatore Pampanelli diffusa dopo la votazione – per l’approvazione dell’ordine del giorno anche perché ha raccolto consenso tra consiglieri di maggioranza appartenenti a forze politiche che non hanno ufficialmente aderito allo sciopero. La lotta che la Fiom sta conducendo va nella direzione della creazione di un’alternativa alle politiche della Fiat di eliminazione dei diritti dei lavoratori e ci indica una strada per riaffermare i valori democratici della nostra costituzione e delle conquiste del movimento operaio. Noi – è detto infine – pensiamo che per determinare un’alternativa politica a Berlusconi occorre prima indicare un’alternativa sociale per il paese e in quest’ottica le forze politiche progressiste e di sinistra devono necessariamente raccogliere la sfida che il sindacato ha lanciato nelle fabbriche».
