La proposta Morassut

di Ivano Porfiri

Il sindaco di Pesaro Matteo Ricci pensa a un’Umbria fusa con le Marche. L’ex assessore della giunta Veltroni, Roberto Morassut, invece, la vede legata – insieme alla Toscana e alla provincia di Viterbo – nella regione Appenninica. Fatto sta che il pressing per l’accorpamento e la riduzione delle regioni italiane si sta sempre più facendo strada, raccogliendo pesanti consensi tra gli uomini più vicini a Matteo Renzi.

Progetto Morassut Le ultime novità provengono dal sostegno arrivato dal segretario del Pd della Toscana e renziamo doc Dario Parrini alla proposta Morassut. L’idea è di ridurre da 20 a 12 le regioni secondo il seguente schema: Regione Alpina (Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria); Regione Lombardia; Regione Emilia-Romagna (Emilia-Romagna e la provincia di Pesaro); Regione Triveneto (Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino); Regione Appenninica 
(Toscana, Umbria e provincia di Viterbo); Regione Adriatica (Abruzzo e le province di Macerata, Ancona, Rieti, Ascoli e Isernia); Regione di Roma Capitale (ex Provincia di Roma); Regione Tirrenica (Campania e le province di Latina e Frosinone); Regione del Levante (Puglia e le Province di Matera e Campobasso); Regione del Ponente 
(Calabria e la Provincia di Potenza); Regione Sicilia; Regione Sardegna. I nomi, viene specificato, sarebbero poi da concordare con le comunità locali.

Come in Francia «Non vi è dubbio – sostiene Parrini – che occorra un ripensamento e un rilancio dell’istituzione Regione nel senso della sobrietà, dell’autorevolezza, della moralità e di una maggiore aderenza ai bisogni dei cittadini. Dovremo cominciare a interrogarci seriamente su un punto già oggetto di dibattito in questi mesi in Francia: il numero delle Regioni italiane va bene così com’è o è meglio ridurlo? Le Regioni a statuto speciale vanno bene così come sono o no? Io sono in entrambi i casi per la seconda ipotesi, e per un intervento che in proporzione sia radicale quanto quello di cui si sta discutendo Oltralpe, dove il premier Valls ha proposto di passare da 22 regioni a 13 per dare loro dimensioni europee e capacità di elaborare strategie di sviluppo vere e su ampia scala».

Orizzonte 2020 Parrini sottolinea come il tema non entrerà nella discussione sulla riforma costituzionale attualmente in discussione alla Camera (quella che elimina le Province e ridisegna le competenze degli enti locali). «E’ una riforma – chiarisce – di medio periodo da avviare in modo che sia operativa per il turno delle regionali del 2019-2020». Fosse vero, la corsa che sta per partire potrebbe portare a scegliere l’ultimo presidente dell’Umbria. Chissà se il prossimo sarà poi il presidente dell’Appenninica o della Marcumbria.

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