Un reparto dell'ospedale di Perugia (©️Fabrizio Troccoli )

Un’Umbria sostanzialmente “promossa”, con punteggi più alti per l’area della prevenzione e per quella delle cure territoriali, mentre per quanto riguarda l’area ospedaliera c’è un arretramento. È sostanzialmente questa la fotografia che emerge dall’ultimo monitoraggio dei Lea (i Livelli essenziali di assistenza da garantire obbligatoriamente ai cittadini) effettuato dal ministero della Salute.

Il metodo In base al report relativo al 2024, l’Umbria supera la soglia di sufficienza, fissata a 60 punti, in tutte e tre le macro-aree valutate dal Nuovo sistema di garanzia elaborato dal Ministero. Il sistema elabora i dati su una selezione di 27 indicatori chiave considerati determinanti, assegnando a ciascuna Regione un punteggio da zero a cento nelle macro-aree della prevenzione, dell’assistenza distrettuale e dell’assistenza ospedaliera. Il raggiungimento della sufficienza in ogni singola area è fondamentale, in quanto il mancato superamento della soglia anche in un solo ambito viene considerato un’inadempienza e preclude l’accesso ai fondi premiali del Fondo sanitario nazionale, non essendo prevista la possibilità di compensare i punteggi.

La classifica Il punteggio totale dell’Umbria, calcolato sommando i risultati delle tre macro-aree, è di 254; un risultato che colloca la regione nella fascia alta della classifica nazionale, dietro a Veneto (288 punti, primo in assoluto), Emilia-Romagna (282), Toscana (280), Piemonte (272), Provincia autonoma di Trento (271) e Lombardia (270). A livello nazionale, il 2024 registra un miglioramento complessivo, con solo la Provincia autonoma di Bolzano, la Sicilia (entrambe insufficienti nella prevenzione) e la Calabria (insufficiente nel distretto) che non raggiungono la sufficienza in tutte le aree.

Prevenzione Entrando nel dettaglio dei dati umbri, la performance migliore si registra nell’area della prevenzione. Con 95 punti, l’Umbria si posiziona a ridosso delle regioni capofila (Trento 98, Emilia-Romagna 97, Lombardia, Veneto e Toscana 96), mostrando una crescita costante rispetto all’80 del 2022 e al 92 del 2023. Questa macro-area, basata su 6 indicatori, valuta tra l’altro le coperture vaccinali e l’adesione agli screening oncologici.

Cure territoriali Un andamento più altalenante caratterizza l’area distrettuale, ovvero la sanità sul territorio fuori dall’ospedale. Dopo l’84 registrato nel 2022, l’Umbria aveva subito una flessione nel 2023 (scendendo a 80), per poi recuperare fino all’attuale 82. Insomma, il divario con i vertici nazionali (Veneto 95, Emilia-Romagna e Toscana 94) rimane, così come la tenuta della rete extra-ospedaliera regionale. La valutazione di questa area si basa su 10 indicatori che misurano, ad esempio, i tempi di intervento dei mezzi di soccorso, le cure domiciliari e la gestione delle patologie croniche e così via.

Gli ospedali Il dato più critico riguarda l’area ospedaliera. Sebbene l’Umbria mantenga un punteggio di 77, ampiamente superiore alla soglia di sufficienza, si registra un arretramento rispetto all’84 mantenuto stabilmente nel biennio 2022-2023. Questa flessione inserisce l’Umbria tra le tredici regioni in cui si rileva un peggioramento delle cure in ospedale. I 9 indicatori di quest’area misurano aspetti quali i volumi di attività dei reparti, i tempi di intervento per specifiche patologie (come la frattura del femore negli over 65), la mortalità per ictus, l’appropriatezza organizzativa (come il ricorso ai tagli cesarei) e così via.

Nuovi indicatori Il monitoraggio del 2024 ha inoltre introdotto nuovi indicatori chiave, tra cui uno specifico sulla rinuncia alle prestazioni sanitarie per problemi organizzativi o economici, e uno sull’appropriatezza dell’assistenza per i pazienti con scompenso cardiaco. Il primo, in particolare, evidenzia la necessità di affiancare alla valutazione tecnica una lettura più vicina all’esperienza reale dei cittadini, per i quali il superamento dei punteggi formali non si traduce sempre in un accesso semplice e tempestivo ai servizi sanitari, spesso ostacolato da liste d’attesa e carenze di personale.